Campagna associativa 2022
Sognare a mente aperta

Perchè scegliere di entrare a far parte della comunità enoica e culturale del Seminario Veronelli?
Ce lo raccontano 10 associati, tutti testa e cuore nel mondo del vino, dislocati in varie latitudini italiane. Realtà diverse, ognuna in movimento e coerente con i valori di rispetto della terra, del lavoro, della biodiversità vegetale, umana e culturale.
Gli stessi valori che guidano azioni e progetti del Seminario Veronelli.
Siamo un luogo aperto di confronto, scambio, formazione e crescita condivisa.
Perchè c’è un sogno storico e nuovo nel mondo del vino, che guarda alla Terra.
Associati anche tu!

“Per aprirsi al nuovo e condividerlo”
Alessio Fornasetti
Torre San Quirico
Azzate VA

“Penso al Seminario Veronelli come a un’agorà.
Qui nasce e cresce una cultura che, coerentemente con l’ideale veronelliano, è molto attenta al nuovo e ai cambiamenti, in particolare quelli che vengono da giovani realtà produttive, da territori poco conosciuti, ma meritevoli di essere valorizzati.
Il SV mi dà una costante e convinta azione per collocare il vino nel posto più naturale che gli spetta, quello di protagonista delle relazioni.
Il SV costringe, ed è una piacevole costrizione, a ricercare un continuo miglioramento del modo di pensare e di lavorare, in vigna ed in cantina.
Le persone qui, inevitabilmente, si elevano, in un percorso di affinamento delle proprie qualità intellettuali, morali, sociali.
Ma non basta: nel nostro mondo di vigne e di cantine spesso aleggia la Circospezione, l’agire con cautela e con sospetto, che offre un’illusoria e comoda idea di esclusività della propria attività e delle proprie produzioni.
Il SV rappresenta la possibilità di andare oltre questo limite culturale, di dislocarsi, di uscire dal chiuso della propria realtà, di aprirsi al nuovo e di condividerlo. Di migliorarsi facendo crescere la propria cultura enoica, anche grazie a una condizione di privilegio: l’opportunità di potersi confrontare con i migliori, di coabitare con attori qualificati (aziende, marchi, persone) e con importanti punti di riferimento per il mercato.
La prassi del SV è di grande portata e non permette scampo: fra degustazioni, aggiornamenti, seminari, contributi professionali, visite guidate, approfondimenti tematici c’è solo da decidere dove partecipare.
In questa prassi si inserisce la Guida Oro I Vini di Veronelli, strumento di lavoro inesauribile di notizie e di informazioni, e molto più di una guida: un’opera di coinvolgente letteratura enoica, costruita sulle storie delle persone e del loro lavoro, che qui vengono descritte e raccontate con passione e competenza. Da leggere come piacevole vizio”. Alessio Fornasetti


“Perchè ci sentiamo liberi e coerenti”
Roberta Bianchi
Villa Franciacorta
Monticelli Brusati BS

Coraggio, passione, indipendenza, coerenza, onestà, sono i valori cardine che definiscono la nostra cantina. Storico custode di un luogo unico, Alessandro Bianchi, mio padre, nel 1960, ha ridato vita al borgo medievale semi abbandonato. La produzione – da uve proprie – di Franciacorta, unicamente millesimati, con permanenza minima di 36 mesi sui lieviti, fino a 15 anni di affinamento. La certificazione bio che continua in cantina con la ISO 14001. La ricerca per innovare, utilizzando da anni lieviti autoctoni e caratterizzanti: una tutela della biodiversità anche in cantina.
Cosa c’è di veronelliano in tutto questo? Penso tutto.
Mio padre investì sulla terra, nel 1960, in pieno boom economico quando tutti fuggiva i campi e pensavano alla finanza, convinto che ”la terra non tradisce mai”.
L’aver preservato il suolo dall’abusivismo edilizio e ricavato le proprie cantine sotto la collina.
La tutela della biodiversità perseguita per evitare l’omologazione e la monocultura: su 100 ettari, 35 sono a vigneto e il resto a seminativo, boschivo, noci, ulivi, siepi. L’aver pensato e praticato, da subito, uno sviluppo sostenibile che fosse anche etico e sociale, salariando coloro che fino ad allora vivevano di mezzadria.
La libertà di fare scelte anche antieconomiche, ma coerenti con i propri principi, come nel 2017, anno della gelata, in cui si produssero 30.000 bottiglie anziché 250.000.
L’uomo, come diceva Veronelli, libero di agire, di conoscere, mai asservito al sistema, al mercato, al dio denaro.
Il tempo, certamente, è l’ingrediente più importante, dopo il terroir.
La scelta di far affinare ogni millesimo minimo 36 mesi per ottenere un grande prodotto che rifugga il “tutto e subito” perché “il vino è gioia” e la gioia è più grande quanto più grande è l’attesa.
E, se il vino prodotto in maggior numero di bottiglie, è un grande vino, quella allora è una grande cantina, diceva Veronelli.
Penso che il pensiero veronelliano sia di una attualità sconcertante e io stessa mi ritrovo a pensare quanto in fondo “la Natura sia palestra di vita e la terra, il luogo dove l’uomo impara a conoscere se stesso”. Roberta Bianchi


“Scegliamo il Seminario Veronelli perché siamo vignaioli a 360 gradi”
Claudio Gini
Azienda Agricola Gini Sandro e Claudio
Monteforte d’Alpone VR

“Siamo soci del Seminario Veronelli da sempre. Abbiamo avuto l’onore e il piacere di conoscere e incontrare più volte il grande Gino Veronelli.
Erano gli anni Ottanta, quando era molto difficile comunicare la qualità dei nostri vini: eravamo coraggiosi e pionieri di una viticoltura rispettosa dell’ambiente, biologica e biodinamica.
Anche in cantina (per primi, nel 1985) avevamo eliminato l’uso dell’anidride solforosa in vinificazione e fermentazione.
Conoscere e comprendere il pensiero di Veronelli ci ha dato grande sicurezza, stimolo e fiducia poiché calzava con il nostro.
Veronelli non sapeva solo riconoscere e apprezzare la qualità dei nostri vini, ma credeva fortemente nel vignaiolo a 360 gradi.
Veronelli rispettava, gratificava il lavoro e le fatiche di noi contadini.
Per questo credo sia importante sostenere il Seminario Veronelli che coltiva con grande impegno i valori del grande Maestro”. Claudio Gini


“Per l’appoggio ai piccoli produttori”
Agostino e Andrea Nappi
Petra Marzia
Marzano di Nola AV

“Abbiamo deciso di aderire alla nobile iniziativa, promossa e portata avanti dall’Associazione Seminario Veronelli, protagonista di importanti campagne per la conservazione e valorizzazione delle diversità nel campo agricolturale e alimentare e di epiche battaglie a fianco delle amministrazioni locali e per l’appoggio ai piccoli produttori. Viviamo nel Vallo del Lauro e lavoriamo costantemente per aprire una nuova strada alla coltivazione della vite e dell’olio in una zona, ricca di boschi, in cui l’agricoltura è stata abbandonata dagli anni Settanta del Novecento. Essere parte del Seminario Veronelli è tutt’uno con la nostra storia di artigiani del vino e dell’olio. Siamo Agostino e Andrea Nappi, due amici con lo stesso cognome, che hanno vissuto nella stessa strada dello stesso paese e sono nati nello stesso luogo, nello stesso mese e stesso anno. Abbiamo in comune una passione per la terra e per il vino del nostro territorio, e ci sta a cuore il suo futuro. Ci dedichiamo alacremente alla produzione di uve e vini autoctoni, in primis Taurasi e Fiano di Avellino. A Baronia abbiamo un oliveto a 700 metri d’altitudine dove nasce il Ravece, da olive di varietà tipica delle colline irpine dell’Ufita, Territorio, vino, olio è la triade che riassume l’essenza del nostro lavoro, e che ci lega, in modo naturale, al Seminario Veronelli”. Agostino e Andrea Nappi


“Perchè ci ha sempre spinto alla valorizzazione del territorio”
Elena e Luca Currado Vietti
Vietti
Castiglione Falletto CN

“Veronelli, il Seminario e la sua filosofia ci hanno da sempre spinto alla ricerca e alla valorizzazione del territorio, dei suoi terroir e vitigni unici.
Due esempi in primis per noi, Vietti, sono stati: la produzione di uno dei primi Cru di Barolo nel 1961 (Vietti Barolo Rocche di Castiglione 1961) e la vinificazione in purezza dell’Arneis nel 1967, primo Arneis in assoluto prodotto. Esempi di intuizione da parte di Alfredo Currado che hanno segnato la storia vitivinicola della Langa e del Roero”. Elena e Luca Currado Vietti


“Camminare le vigne è un motto irrinunciabile”
Ornella Venica
Venica & Venica
Località Cero, Dolegna del Collio GO

“Per noi è un onore condividere il percorso del Seminario Veronelli, fondato da un grande uomo, di conoscenze, sensazioni e sentimenti. Luigi Veronelli è stato assoluto precursore di una visione che tenesse al centro vini e vignaioli come elementi chiave nei territori. E proprio oggi, più che mai, si dimostra irrinunciabile l’idea del vino nella sua interezza, il vino come racconto di un luogo, che può farsi portavoce di un territorio. Questo è stato ed il messaggio veronelliano per eccellenza, che completa la sua declinazione nel bellissimo motto: camminare le vigne. Per noi è un viatico quotidiano: il vigneto è il cuore della nostra attività e va ascoltato, seguito, curato, rispettato. Rispettiamo la terra e la tradizione, senza dimenticarci che bisogna essere innovativi. E l’innovazione più feconda si manifesta con una massima attenzione ai particolari. La nostra azienda è un corpo vivo, in cui dalla terra alla bottiglia ogni cosa è oggetto di grande cura, con la finalità di raggiungere l’eccellenza qualitativa, a 360°. La qualità del vino, quindi, deve passare dalle buone pratiche in vigna, in cantina, nella comunicazione. L’agenda 2030 deve tradursi nel quotidiano risparmio energetico, nel basso impatto, nella sensibilità diffusa. Tutto questo è veronelliano, ed è per noi, un irrinunciabile impegno quotidiano”. Ornella Venica


“Perché il vino va ben oltre il buon bere”
Lorenzo Monaco
Agri Segretum
Collazzone PG

“La collina, il campo, il vigneto, il grappolo; e poi, il sole, la pioggia, il vento, la brina; e poi ancora, il suolo, l’orzo, il trifoglio, l’humus; e poi ancora, la coccinella, l’ape, il lombrico, la formica, e poi ancora, l’uomo e la donna, la forbice e la zappa, il trattore e l’attrezzo. E poi c’è anche la fatica, la preoccupazione, la speranza, a cui fa seguito l’allegria, solenne in vendemmia, un’allegria che va oltre il sudore dei ragazzi e ragazze del paese che sono in vigna a darci una mano. E poi la cantina, la pigiatura, la fermentazione, i travasi, l’affinamento.
Il vino va ben oltre il buon bere. Il vino è territorio. E il vignaiolo ne esalta il legame. Per il vignaiolo è un’assunzione di responsabilità, che, come sosteneva Luigi Veronelli, oltrepassa la dimensione lavorativa e professionale. Per cui, la missione del Seminario Veronelli continua, anche attraverso noi vignaioli, nella diffusione della civiltà del buon bere, esaltando la relazione armonica tra l’essere umano, la terra e i nostri territori”. Lorenzo Monaco


“Perchè tutela il lavoro che protegge terre, uomini e contadini”
Fabio Sireci
Feudo Montoni
Cammarata AG

“Il dovere di un vignaiolo non è fare vino buono, quello è un piacere, una passione. Il dovere di un vignaiolo risiede nella dolce e materna cura quotidiana di ciò che ogni giorno circonda la sua vita, la sua casa, la sua famiglia, la sua storia, la sua terra…
Non è un lavoro facile poiché spesso è contrastato dall’uomo stesso.
Ogni giorno lo sguardo del vignaiolo deve accarezzare le colline e le piante cercando come una madre la direzione del futuro per il proprio figlio, camminando sul presente e tenendo in spalla lo zaino del passato.
Passeggiate fisiche e dell’anima che si materializzano in ore di lavoro manuale e di anni che passano veloci.
Tenere “ordinato” il proprio paesaggio è lavoro duro ma che fa stare bene la propria anima, soprattutto quanto comprendi che il paesaggio non è tuo e che la terra su cui cammini non è tua.
Ecco perché bisogna sostenere il Seminario Veronelli, perché non premia solo la passione dei produttori ed i loro vini, ma anche e soprattutto pensa al futuro e protegge terre, uomini e contadini”. Fabio Sireci


“Perchè senza la visione veronelliana il mondo del vino oggi sarebbe un altro”
Andrea Ferraioli e Marisa Cuomo
Marisa Cuomo
Furore SA

“A Veronelli nel 2001 fu offerto il nostro Fior d’uva, prima annata 1998, uscita nel 2000 con sole 4000 bottiglie. Lui lo assaggiò e ne rimase colpito, poi scrisse una frase: “Un vino appassionato, che sa di roccia e di mare”: sono parole che raccontano tutto un territorio, dato che questo vino nasce a 700 metri d’altitudine, in una vigna a picco sul mare. “Fiord’uva”, disse lui (il fiordo, l’uva) e noi gli demmo retta, anche se dopo fummo costretti a cambiare perchè non lo capivano e scrivevano tutti, comunque, “Fior d’uva”.
Nel 2002 ricordo una giornata di gennaio, uno di quei pochi giorni dell’anno in cui non si riesce a definire l’orizzonte, in cui non sembra esserci separazione tra il cielo e il mare.
Veronelli venne da noi. Eravamo sulla terrazza, con noi anche Luigi Moio. Dal mare veniva il profumo dello iodio, di rosmarino, quello aguzzato dei limoni. Fu una giornata divina, un ricordo indelebile.
Del Seminario Veronelli siamo soci da molti anni, e il legame è sincero.
Sulle questioni enoiche, il SV è stato il primo e tutti gli altri sono venuti dopo e dietro.
La sua opera di formazione, la Guida vini e la comunicazione culturale del SV fanno la fortuna di noi produttori di vino, e non solo di vino.
Il SV ci fa crescere: se non ci fosse stato e se non ci fosse oggi questo lavoro, il mondo del vino sarebbe un altro”.


“Perché è un meraviglioso assemblaggio tra tradizioni e innovazioni”
Angela Maculan
Maculan
Breganze VC

“Ho sempre pensato che il vino sia una combinazione tra l’espressione della terra, la storia del territorio e la passione che ogni giorno mettiamo nel lavoro che facciamo, in campagna e tra le botti.
Valori e caratteristiche che sono sempre state promosse e sostenute da Luigi Veronelli fin dall’inizio della sua carriera, quando “camminando la terra” andava alla ricerca e alla scoperta di piccole realtà, che prendeva sotto braccio e accompagnava in un processo di crescita.
Noi siamo stati una di quelle cantine, di quei piccoli produttori che Gino accoglieva in casa sua e con cui scambiava idee, pensieri e bicchieri di vino.
Oggi il Seminario Veronelli ha un’identità diversa, è un calderone di idee, di scambi di pensieri, di iniziative, fatto di condivisione di sapere, un meraviglioso assemblaggio tra tradizioni e innovazioni.
Così come il Seminario Veronelli, anche noi siamo cambiati, ci siamo adattati, siamo cresciuti.
Ma una cosa, certamente, è rimasta la stessa di qualche decennio fa: ci rispecchiamo ancora nei valori e nella filosofia del Seminario Veronelli e sentiamo di appartenere a quel mondo oggi, ancora più di allora”. Angela Maculan