di Andrea Filippo Alpi

C’è un vino che non ha bisogno di alzare la voce per farsi ascoltare. È il Friulano del Collio, bianco che porta con sé la discrezione dei friulani e la forza silenziosa delle colline goriziane. Non è vino da clamore, ma sussurra: parla piano, eppure resta impresso. Il Consorzio che unisce le 67 aziende che lo producono in questo lembo di Friuli ha voluto dedicare proprio a lui, alla fine dello scorso ottobre, il primo di una serie di appuntamenti monografici che ogni anno accoglieranno appassionati, giornalisti, visitatori e addetti ai lavori all’insegna di un vitigno del Territorio in primo piano.
Il Collio è un mosaico di colline che guardano a oriente, lambite da brezze che scendono dalle Alpi Giulie e accarezzate dal respiro del mare Adriatico. Buona parte del territorio si trova ora in Slovenia con il nome di Brda, quando un tempo, e per secoli, era tutto insieme il giardino fruttato di un grande impero. Qui la ponca, marna friabile e arenaria stratificate – una sorta di millefoglie geologica su cui insistono i migliori vigneti – custodisce la memoria di antichi fondali marini. È da questa terra che il Friulano trae la sua vena minerale, la sua sapidità che evoca quasi un ricordo di pietra bagnata.
Nel calice il colore è giallo paglierino luminoso, con riflessi che ricordano il metallo. Al naso non esplode, ma si apre lentamente: fiori di campo, erbe balsamiche, un accenno di pera e pesca bianca. Poi, quella nota inconfondibile di mandorla amara, che non è difetto ma firma, sigillo di riconoscibilità. In bocca è asciutto, armonico, con una freschezza che non graffia ma sostiene il sorso fino alla fine. È vino che accompagna, non che sovrasta.
Il Friulano non è mai stato vino da passerella. È vino da tavola, nel senso più alto e veronelliano del termine: compagno del pane, del prosciutto di San Daniele o di Cormons, delle minestre di stagione, del frico saporito e confortante. Proprio un bicchiere di Friulano mi è stato servito alla trattoria Al Piave, a Mariano del Friuli, per accompagnare una precoce merenda di frico e prosciutto all’arrivo in zona, troppo tardi ormai per pranzare. Senza scelta, così, come fosse il solo accompagnamento naturale. È vino che si concede meglio in compagnia che in solitudine, perché ha bisogno del gesto conviviale per esprimersi appieno.
Un tempo lo chiamavano Tocai, e quel nome evocava storie di confine, di contese e di orgoglio. Da quando, ai tempi dell’Impero, eccelleva tra i vini bianchi di queste terre, e al tempo – per fargli un complimento – si diceva “l’è un Tocai!”


Oggi resta semplicemente Friulano, ma non ha perso nulla della sua anima. È il vino che più di ogni altro racconta il Collio operoso e viticolo: la sua sobrietà, la sua eleganza non ostentata, la sua capacità di durare nel tempo senza mai diventare stanco. Si è fatto nei decenni meno burbero, ha spuntato le sue cuspidi vegetali che un tempo piacevano di più, soprattutto a chi lo faceva sapendo di rappresentare il gusto di tutti, dacché Tocai voleva dire sorso friulano.
Bere un Friulano del Collio significa ascoltare una voce antica che ancora oggi sa parlare al presente. È un vino che non cerca applausi, ma che lascia un ricordo nitido, come una frase breve e incisiva che resta impressa nella memoria.
Un vino che, come avrebbe detto Veronelli, “non si beve soltanto: si ascolta, si vive, si ama”.
Tra il centinaio di assaggi offerti dall’occasione mi piace segnalarvi alcuni sorsi di Friulano particolarmente convincenti tra le annate recenti; la possibilità di assaggiare anche vecchie annate (anche di dieci o più anni) conferma con sorsi intensi e sapidi l’indole pacata ma espressiva, davvero longeva del Collio.


Fondazione Villa Russiz – Collio Friulano 2024:
naso di frutti bianchi, pesca matura; sorso secco, fresco, asciutto.
A tavola con: frico con Montasio, patate e cipolle
Livon – Collio Friulano Manditocai 2024:
naso minerale, mandorla, pera; sorso saporito, quasi tannico
A tavola con: i prosciutti leggermente affumicati friulani, di Sauris e di Cormons
Marco Felluga Russiz Superiore – Collio Friulano 2024:
naso carnoso, minerale, con ricordi di cialda di cono; sorso succoso, sapido, fresco
A tavola con: la Pitina, sorta di polpetta di carni affumicate anche di cacciagione del Friuli del nord
Venica&Venica – Collio Friulano Ronco delle Cime 2024:
naso un poco vegetale, pera e frutti bianchi; materico e conciso il sorso
A tavola con: filetti di trota affumicata, dalle acque del Tagliamento
Gradis’ciutta – Collio Friulano 2024:
naso di foglie di tabacco, mentuccia, frutti bianchi e gialli; ampio il sorso, morbido e fresco
A tavola con: prosciutto crudo di San Daniele, affettato al momento
Kurtin – Collio Friulano 2024:
naso fresco di peperone verde, speziato di pepe, linfa; sorso fresco, pulito con note di clorofilla
A tavola con: il Prosciutto Cotto di Trieste, in crosta di pane, col kren
Cociancig – Collio Friulano 2024:
naso dolce di pera, pesca, fiorito di tarassaco; sorso morbido, fruttato, fresco
A tavola con: la Rosa di Gorizia, poetica varietà di radicchio
Raccaro – Collio Friulano 2024:
naso carnoso, minerale, intenso; sorso morbido, di corpo e buona freschezza
A tavola con: Formadi frant, un formaggio-mosaico fatto con le forme di malga non perfette unite a pezzi di quelle fresche, con erbe o fiori
Mandi!

ANDREA ALPI
Gastronomo, sommelier, Sensory Project Manager SISS (Società Italiana di Scienze Sensoriali), collabora da oltre vent’anni con il Seminario Permanente Luigi Veronelli di cui è responsabile della Didattica e della Formazione nonché tra i curatori della Guida Oro I Vini di Veronelli, dal 2021. Ha contribuito a numerose pubblicazioni della Veronelli Editore come la Guida Oro Gli Spumanti d’Italia; ha inoltre curato i volumi sulla Lombardia della collana I Migliori Vini d’Italia. Nell’altra sua vita professionale è psicologo psicoterapeuta, consulente del Dipartimento di Salute Mentale dell’Ospedale Niguarda di Milano.