La XII edizione del Porto Cervo Wine & Food Festival è stata un’occasione per riflettere sulle tematiche più attuali nel mondo del vino come e-commerce e comunicazione. Ma anche momento per incontrare i produttori e i vini sardi nelle loro molteplici espressioni varietali e interpretative.

di Gigi Brozzoni

Un paio di mesi fa il Vinitaly ha dato la netta sensazione che il mondo del vino stesse riprendendo a camminare spedito per cercare di recuperare il tanto tempo perduto con la pandemia. C’era un’aria frizzantina a Verona che ha portato gioia e dinamismo in tutti gli operatori, i cui effetti benefici si sono irradiati presto in ogni ambito. Le Anteprime hanno ripreso a funzionare con vigore e hanno vivacizzato la stampa di settore, che ha presto ripreso a commentare le nuove annate, le nuove realizzazioni, le nuove aziende, le nuove aggregazioni, le nuove acquisizioni e le nuove prospettive commerciali.

Come al solito ci sono state Regioni che, con i loro Consorzi, le loro istituzioni e gli enti pubblici si sono attivate e riattivate più prontamente, altre che si muovono con più lentezza e altre che sonnecchiano, come è sempre stato. Ma ci sono aree geografiche o micro regioni che sanno attivarsi in modo del tutto autonomo e originale per dare una spinta culturale e commerciale alle proprie aziende, ai propri prodotti e al loro turismo.

È quello che è successo pochi giorni fa in Sardegna, quando un’accoppiata di enti privati in Porto Cervo ha voluto rimettere in moto una manifestazione che si era interrotta nel 2019 e che aveva indicato buone direzioni da seguire per far crescere il comparto enologico e gastronomico dell’isola.

Siamo in Gallura, con il Comune di Arzachena e la holding Costa Smeralda che hanno voluto dare vita alla XXII edizione del Porto Cervo Wine & Food Festival, (11-14 maggio 2023) una manifestazione dedicata al meglio dell’enogastronomia prodotta, commerciata e consumata nell’intera isola, destinata principalmente agli operatori del settore, ma aperta anche al pubblico degli appassionati più attenti e impegnati.

Il programma culturale è iniziato su importanti temi di viticoltura: “Cambiamenti climatici: evoluzione enogastronomica – il cibo e il vino del futuro. Come si stanno adeguando i viticoltori, i produttori al cambiamento climatico in atto?”.

I temi sono stati introdotti da Alessandro Torcoli, che ha anche coordinato i diversi interventi dei relatori intervenuti.

Luca Mercenaro, docente di Viticoltura dell’Università degli Studi di Sassari, ha illustrato alcuni accorgimenti agronomici per mitigare gli effetti del riscaldamento globale, toccando anche i temi legati al grande numero di vitigni presenti in Sardegna con i quali sarà possibile avere alternative originali nelle vigne sarde.

Davide Sordi di Vivai Cooperativi Rauscedo ha descritto il lavoro che si sta affrontando per ottenere portainnesti più efficienti e incroci più proficui e capaci di risparmiare risorse idriche sempre più carenti nel periodo vegetativo estivo.

Andrea Pala, miglior giovane enologo d’Italia nel 2021, ha fatto il punto sugli accorgimenti enologici per realizzare vini in linea con le esigenze di mercato. I consumatori, infatti, chiedono vini con gradazioni sempre più basse, mentre i cambiamenti climatici favoriscono produzioni più alcoliche. Si dovrà, quindi, trovare un punto di incontro tra il lavoro nei campi e quello in cantina.

Nella seconda giornata, sempre introdotta e coordinata da un impeccabile ed efficace Alessandro Torcoli, si è discusso di “e-commerce: nuove tecnologie a sostegno della vendita.” Argomento ampio e complesso che ha visto gli interventi di numerosi relatori quali Lavinia Furlani e Fabio Piccoli della testata Wine Meridian, che hanno messo l’accento sull’esigenza di trovare nuovi strumenti a sostegno dell’enoturismo.

Maurizio Mattucci dell’Università di Chieti-Pescara ha illustrato il salto di qualità che sta compiendo la tecnologia, che porterà a rapide e sostanziali evoluzioni verso il mondo virtuale, anche se ancora non ne sappiamo padroneggiare e prevedere i risultati, mentre Galliano Cocco, anch’egli dell’Università di Chieti-Pescara, sottolinea come, accanto agli sviluppi tecnologici, non si potrà mai fare a meno del racconto e della narrazione dei desideri emotivi.

Antonio Prati di Tannico ha raccontato come la loro piattaforma si stia continuamente arricchendo di numerosi servizi rivolti alle aziende che ci vedono un’occasione per fornire servizi logistici e culturali.

È stata poi la volta di Alessandro Regoli, direttore di Winenews, il quale ha voluto sottolineare come vi sia una significativa mancanza di narrazione nella vendita del vino. Il nostro è un mondo che si parla addosso con tecnicismi e con linguaggi criptici, ma manca il racconto verso il consumatore. Manca il racconto della terra nel modo in cui lo facevano Mario Soldati e Luigi Veronelli. Meglio sarebbe stato seguire la linea narrativa che loro hanno tracciato.

Ha concluso Francesco Magro di Winelivery, affermando che un milione e mezzo di utenti utilizza la loro App, improntata a una logica diversa rispetto al classico e-commerce perché rivolta alle persone nel momento del bisogno, senza sconti e senza praticare prezzi superiori, ma anche senza depauperare il prodotto.

Come si è visto questo è un argomento difficile, complicato e a tratti incongruente, ma non vi è nessuno con la verità in tasca. Bisognerà abituarsi a osservare ogni piccolo spostamento, a riflettere sul contraddittorio che ogni giorno si arricchirà di sfumature e di accenti.

Decisamente di diverso umore le giornate dedicate alle degustazioni alle quali hanno partecipato una quarantina di aziende vitivinicole sarde provenienti da tutte le aree produttive, una ventina di importanti aziende di alcune fra le maggiori regioni produttive italiane e una ventina abbondante di aziende agricole ad indirizzo alimentare. Numerosissimo il pubblico dei professionisti a cui era riservata la prima giornata espositiva e ancor più vivace il pubblico degli appassionati stimolati da così tante occasioni di conoscenza.

Noi abbiamo occupato la maggior parte del nostro tempo a incontrare le aziende sarde che con entusiasmo hanno voluto raccontare le loro storie, le loro aspirazioni, i loro progetti e le soddisfazioni ricevute in questi ultimi anni di lavoro.

Abbiamo notato un clima allegro, dinamico, positivo, pieno di giovani ragazzi che proprio in questi anni hanno iniziato a raccontare le loro passioni, ad essere aperti ai confronti, a lasciarsi catturare dalla curiosità dei vini di altre regioni, ottenuti con altri vitigni, con altre tecniche, con altri obiettivi.

E così abbiamo assaggiato tanti vini a base di vermentino, a partire dai più prestigiosi e granitici di Gallura con la loro spiccata aromaticità, per proseguire con quelli di tutte le altre aree della Sardegna, vendemmiati a maturazione tradizionale, con raccolte più o meno tardive per incrementare la forza strutturale degli aromi, affinati pochi mesi al freddo e in acciaio o in botti di legno e barrique, alcuni persino macerati a lungo sulle bucce, magari affinati in cocci e con esiti spesso discutibili, ma sempre legittimi.

Il Vermentino è, quindi, in Sardegna un universo capace di impressionare e stupire senza mai annoiare. Ci sono, poi, altri vitigni bianchi di ottima qualità come nasco e nuragus: il primo dà il meglio di sé con l’appassimento per la produzione di un ottimo vino da dessert, mentre il nuragus dona ottimi livelli di freschezza e fragranza.

Insuperabili i vitigni aromatici come malvasia e vernaccia, capaci di dare vini ossidativi lungamente invecchiati dal carattere austero, signorile e di grandissima personalità. Vini d’altri tempi che devono restare attuali per mantenere vive queste antiche tradizioni.

Con i vitigni rossi abbiamo una splendida accoppiata capace di sorprendere qualsiasi raffinato consumatore, ricordando la forte influenza della cultura spagnola nella produzione di grandi vini nel bacino del Mediterraneo, soprattutto nel mar Tirreno.

A nord della Sardegna abbiamo il cannonau, un’originale evoluzione della garnacha tinta che in questi suoli e questo clima riesce a dare vini di grande maturità ed ampia espressività balsamica, e il carignano, coltivato principalmente nel Sulcis e capace di esprimere una finissima trama aromatica di superba eleganza.

Ma non dobbiamo neppure sottovalutare monica, muristella e nieddera che sanno dare un tocco di originalità ai vini rossi di Sardegna, quelli un po’ più semplici, snelli, ben fruttati e dinamici.

Le più importanti aziende sarde in termini qualitativi si sono attestate ai massimi livelli e hanno raggiunto un livello di affidabilità, continuità e sicurezza che ormai fanno parte dei vertici produttivi nazionali. Inoltre, se da un lato abbiamo sempre avuto una buona presenza di vignaioli artigiani che sanno caratterizzare le loro produzioni con espressività originali, vini spontanei e singolari che hanno sempre affascinato Luigi Veronelli, non possiamo neppure nascondere che negli ultimi anni anche le produzioni a carattere cooperativo hanno saputo rimodellarsi su basi altamente qualitative, capaci di conquistarsi una bella fetta di mercato che ha portato una buona remunerazione nel mondo contadino.

Siamo, dunque, tornati dalla Sardegna con maggior ottimismo, convinti di aver superato gli scogli e le burrasche che ci hanno preoccupato per più di due anni. Speriamo si prosegua, col vento in poppa.


Gigi_Brozzoni

Gigi Brozzoni

Curatore della Guida Oro I Vini di Veronelli nato e residente a Bergamo, dopo molteplici esperienze maturate nel campo teatrale e nella progettazione di arredi, nel 1986 incontra Luigi Veronelli. La passione per il vino lo spinge a costanti frequentazioni gastronomiche finché nel 1988 arriva al Seminario Permanente Luigi Veronelli di cui assume la direzione nel 1989. Vi rimarrà per 25 anni fino al pensionamento nel 2013. Ha diretto la rivista Il Consenso è stato animatore di convegni tecnico-scientifici in ambito viticolo ed enologico e ideatore e conduttore di corsi di analisi sensoriale per professionisti e appassionati. Negli anni Novanta ha curato la redazione dei Cataloghi Veronelli dei Vini Doc e Docg. e dei Vini da Favola. È autore del libro Professione Sommelier che fu adottato come primo manuale sul vino per le scuole alberghiere italiane. Per l’Associazione Le Città del Vino ha curato numerose edizioni de Le Selezioni di Eccellenza dei vini italiani.