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Dall’affermazione delle Langhe al risveglio dei vitigni minori

di Gigi Brozzoni

Castello di Grainzane Cavour

Superato il 2014 senza troppe sofferenze, il Piemonte vitivinicolo si avvia verso anni decisamente più favorevoli alla vite, che potrà così esprimere con maggior precisione e franchezza tutto l’enorme potenziale qualitativo di questa importante regione.

Ora si prospettano di sicuro tre, forse anche quattro annate di grande prestigio per tutti i vini prodotti in queste terre che riescono a mantenere un carattere prettamente contadino anche nelle aziende più grandi e con produzioni di tutto rispetto.

I Barolo del 2015 hanno dato risultati estesamente ottimi, in numerose vigne persino entusiasmanti. Le menzioni geografiche aggiuntive (MGA) stanno funzionando bene e aiutano anche il consumatore a capire meglio la geografia qualitativa delle più importanti Denominazioni regionali. I Barbaresco del 2016 non fanno altro che confermare l’alta qualità espressa già lo scorso anno, riducendo quello strano gap che spesso si avverte tra i produttori di questa Denominazione nei confronti della più imponente Denominazione di Barolo. Ancora qualche sforzo lo dovranno fare, invece, i produttori di Roero che, sebbene abbiano lavorato molto e bene in questi ultimi anni, hanno ancora il fiato un po’ corto sulle irte rampe della critica e dei mercati internazionali. Speriamo soltanto che qualche azienda e qualche vignaiolo non si accaniscano testardamente a voler recuperare il loro ritardo uscendo con delle Riserva targate 2014, sia a Barolo sia a Barbaresco, perché è ancora forte l’idea che il tempo migliori i vini zoppicanti e riesca a maturare in cantina tannini nati verdi e ruvidi in vigna.

C’è però un aspetto che ci inquieta e molto ci sorprende, anzi, il fatto che nessuno ne parli: è la questione dei prezzi stratosferici che le vigne di Langa hanno toccato in questi ultimi anni.

Capiamo benissimo che alcuni ne siano ben contenti se non entusiasti, perché hanno incassato parecchi e inaspettati denari; capiamo anche che i langaroli tutti si sentano inorgogliti da tanto spropositato successo delle loro terre. Quello che ci preoccupa, piuttosto, è che ormai le aziende, e non solo quelle minuscole o a dimensione familiare, non abbiano più la possibilità di crescere, di svilupparsi e di espandersi, perché a 4 milioni di euro per ettaro più nessuno compra nulla e tutti aspettano che qualche finanziaria investa acquistando vigneti ed entrando di prepotenza nelle storiche aziende langarole, che d’ora in poi saranno sempre meno langarole e gestite con criteri tutt’affatto diversi da quelli che hanno portato all’attuale successo.

Perché è chiaro che, se i vigneti costano 4 milioni, la bottiglia non può costare meno di 150 euro: siamo sicuri che il mercato sia pronto ad accogliere tutti? Di quello italiano dubitiamo molto; speriamo che quello estero sia più vivace e capace.

Azienda Fratelli Alessandria di Verduno (Cn)

Con i prezzi in costante crescita dei pregiati vini langaroli, stanno guadagnando terreno la Barbera d’Alba e le Barbera di Asti e del Monferrato: solo quelle ben affinate, però, crescono qualitativamente, perché per quelle giovani e un po’ scomposte la qualità e il mercato continuano ad essere stretti.

Non ci pare, invece, che abbia entusiasmato i vignaioli, ma neppure l’industria degli spumanti, la possibilità di produrre Asti Secco per trarre benefici dal successo dilagante del parafrasato Prosecco veneto-friulano, mentre va segnalata l’introduzione della Menzione Geografica Canelli per il Moscato d’Asti proveniente da quell’area.

Segnali sempre interessanti ci arrivano anche dai vitigni minori, che pare stiano reagendo al torpore che li aveva colti gli anni scorsi, mentre ci sembrano in posizione di stallo tutti i Nebbiolo del nord Piemonte, che dopo qualche anno di vivacità creativa paiono in attesa che succeda qualcosa (ricordiamoci sempre di Godot).

Ma non si sa bene cosa debba succedere, se non migliorare costantemente la qualità dei vini e divenire più intraprendenti sui mercati.

Ancora tutto fermo sul fronte della sostenibilità viticola ed enologica a fronte degli allarmi che tutti lanciano a proposito della salvaguardia dell’ambiente e del mutamento climatico in corso.

Eppure il Piemonte ha università e istituti di ricerca che potrebbero e dovrebbero influenzare più incisivamente i produttori e le produzioni che vogliano guardare al futuro più serenamente e responsabilmente. O forse in questi casi dovrebbero essere i produttori stessi a chiedere e pretendere che il mondo della ricerca li aiuti a migliorare il difficile rapporto uomo-ambiente.

Ma è la solita questione di Maometto e della montagna che non trova facili soluzioni.

TRE VINI QUOTIDIANI

a cura di Gigi Brozzoni

Tra i numerosi presenti in Guida, vi segnaliamo tre assaggi, tre vini piemontesi che trovate in vendita tra i 10 e i 20 euro

Verduno Pelaverga Speziale 2018
Fratelli Alessandria
Verduno (CN)

Dei fratelli Alessandria, Franco in cantina e Gian Battista in vigna, si conoscono soprattutto i Barolo e su tutti quello che nasce da un cru storico e importante come Monvigliero; ma questa è una famiglia di vignaioli storici di Verduno, da sempre legati alla loro terra, alle tradizioni locali e ai sussulti di cui la viticoltura è capace. Quel sussulto che una trentina d’anni or sono ha risvegliato dal letargo il pelaverga, antico vitigno saluzzese che, pare, debba io suo nome ai tralci sbucciati per migliorare la maturazione. Sorvoliamo l’argomento, perché qualcuno ha invece pensato di dare interpretazioni più carnali a questo nome. Di certo la sua forte e insistita speziatura, con il pepe nero in primissima fila, risulta stimolante, generoso e neurotonico. Bevetelo, comunque, per la sua carica di briosa ed elegante personalità.

Dolcetto di Ovada San Lorenzo 2018
Annalysa Rossi Contini

Ovada (AL)

5 ettari di vigna, 5 ettari di passione, 5 ettari di fatica per un vino affascinante e avvincente. La vigna è sulla collina di San Lorenzo a Ovada, da sempre vitata con dolcetto su terre bianche che somigliano molto alle marne langarole, ma qui giungono anche gli ultimi aliti del Tirreno che profumano e mitigano l’aria. La passione è quella di Annalysa Rossi Contini, che seguendo gli insegnamenti di Pino Ratto, mitico farmacista vignaiolo ovadese, si è gettata anima e cuore tra quei filari accudendo tralci, foglie e grappoli e trasformandoli poi, con pochissimi ma indispensabili interventi, in un vino dall’immediato impatto olfattivo, che evoca more di rovo, ciliegie e susine, fiori e spezie dolci come violetta e cannella; in bocca si espande, diventa succoso e ben sostenuto da una moderata trama tannica che porta ad un lungo e generoso finale.

Langhe Nascetta del Comune di Novello 2017
Arnaldo Rivera
Castiglione Falletto (CN)

Dei fratelli Alessandria, Franco in cantina e Gian Battista in vigna, si conoscono soprattutto i Barolo e su tutti quello che nasce da un cru storico e importante come Monvigliero; ma questa è una famiglia di vignaioli storici di Verduno, da sempre legati alla loro terra, alle tradizioni locali e ai sussulti di cui la viticoltura è capace. Quel sussulto che una trentina d’anni or sono ha risvegliato dal letargo il pelaverga, antico vitigno saluzzese che, pare, debba io suo nome ai tralci sbucciati per migliorare la maturazione. Sorvoliamo l’argomento, perché qualcuno ha invece pensato di dare interpretazioni più carnali a questo nome. Di certo la sua forte e insistita speziatura, con il pepe nero in primissima fila, risulta stimolante, generoso e neurotonico. Bevetelo, comunque, per la sua carica di briosa ed elegante personalità.

Per incontrare tutti i vini piemontesi selezionati e segnalati, scarica la App I Vini di Veronelli

LUOGHI DEL BUON BERE

a cura della Redazione

La Fermata
Alessandria

Nel 2006 Riccardo Aiachini, dal 1987 proprietario del ristorante La Fermata ad Alessandria, si trasferisce alla Cascina Bolla, per dare vita al Resort La Fermata. Lorenzo Cassano, proprietario dell’antica tenuta – la cui storia si può far risalire ai primi anni del Seicento – ha seguito con sensibilità il recupero degli edifici storici, oggi riportati a nuova vita.

Dice Aiachini: «La nostra cucina prende il via dalla tradizione del territorio alessandrino con un’attenta ricerca delle materie prime. Si cura il pane, usando le farine del Mulino Marino di Santo Stefano Belbo, si usano i ceci della Merella, i pistilli di zafferano dei Colli tortonesi, il primo sale della Sicilia, per le carni si usa il fassone piemontese, il pollame allevato a cortile. Da anni la mia passione è anche il pesce fresco e il nostro fornitore è la Pescheria Verrini di Genova che offre un’ampia e primaria scelta del mercato ittico ».

Si può iniziare con una Zuppetta di cardi gobbi di Nizza e topinambur oppure con L’uovo 62°C e spuma di bagna cauda. Tra i primi da segnalare i classici Agnolotti. Tra i secondi la Trippa di manzo cotta in bianco o il Pollo alla Marengo.

La cantina offre circa 600 etichette con in primo piano i vini del territorio, dal Monferrato Casalese ai Colli Tortonesi. Ampio spazio alle zone d’eccellenza, anche emergenti, italiane. Le etichette straniere sono rappresentate da Francia e Spagna, con particolare attenzione per gli champagne. La ricerca è generalmente improntata verso vini di piccoli produttori e vitigni autoctoni. Molto curata l’offerta dei distillati.

La Fermata
Strada Bolla, 2
Alessandria
ristorantelafermata.it

Per conoscere gli altri Luoghi del buon bere in Piemonte scarica l’App I vini di Veronelli

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Gigi_Brozzoni

Gigi Brozzoni

Curatore della Guida Oro I Vini di Veronelli nato e residente a Bergamo, dopo molteplici esperienze maturate nel campo teatrale e nella progettazione di arredi, nel 1986 incontra Luigi Veronelli. La passione per il vino lo spinge a costanti frequentazioni gastronomiche finché nel 1988 arriva al Seminario Permanente Luigi Veronelli di cui assume la direzione nel 1989. Vi rimarrà per 25 anni fino al pensionamento nel 2013. Ha diretto la rivista «Il Consenso» è stato animatore di convegni tecnico-scientifici in ambito viticolo ed enologico e ideatore e conduttore di corsi di analisi sensoriale per professionisti e appassionati. Negli anni Novanta ha curato la redazione dei Cataloghi Veronelli dei Vini Doc e Docg. e dei Vini da Favola. È autore del libro Professione Sommelier che fu adottato come primo manuale sul vino per le scuole alberghiere italiane. Per l’Associazione Le Città del Vino ha curato numerose edizioni de Le Selezioni di Eccellenza dei vini italiani.