Non basta dire “convenzionale” o “naturale”. Non si tratta di schieramenti opposti, benché siano decisamente differenti. Si tratta di assumersi la responsabilità di conservare e gestire le vigne avendo in mente che l’ambiente è un bene comune, non un mero contenitore per realizzare produzioni e profitti.

di Giorgio Cerato

Nei giorni della fiera vinicola più conosciuta e frequentata in Italia, vale a dire Vinitaly, da diversi anni si svolgono varie fiere parallele in particolare legate al mondo del vino “naturale” come ad esempio, il VinNatur che incarna una visione alternativa del mondo del vino.

Vinitaly resta una fiera di riferimento per il comparto, fortemente istituzionale e orientata al mercato. VinNatur si pone in un ambiente più raccolto e il focus è senz’altro il metodo di produzione alla base, il legame con la terra, l’identità dei vignaioli e delle loro pratiche agricole.

Non si può ridurre questa innegabile dicotomia tra la grande fiera ufficiale e la piccola fiera alternativa, a una banale contrapposizione tra grande e piccolo, o tra – come si dice – “convenzionale” e “naturale”. Ciò che emerge chiaramente, piuttosto, è una crescente tensione tra modelli produttivi, linguaggi e priorità differenti. Una riflessione che, fuori dalle scintillanti sale espositive, ha preso corpo in un luogo più autentico: i filari delle vigne.

Durante una passeggiata proprio tra le vigne, un cartello mi ha colpito profondamente: “Attenzione. Pericolo di avvelenamento.”

Un avvertimento diretto, inequivocabile, rivolto non solo agli addetti ai lavori ma a chiunque passi: persone, animali, abitanti del territorio. Un messaggio che infrange la narrazione romantica del vigneto e lo riconduce a una realtà ben più complessa e meno idilliaca.

Uno studio presentato da ISDE Verona1 ha evidenziato un aspetto preoccupante: i pesticidi utilizzati in agricoltura ed in particolare nei vigneti non restano confinati alle aree trattate. Possono disperdersi nelle vicinanze, raggiungendo giardini privati a chilometri di distanza. Questo suggerisce che il vigneto non sia un’unità a sé stante, bensì un elemento intrinsecamente collegato all’ambiente circostante. Nonostante il regolamento che prevede fasce tampone e di rispetto, il problema parrebbe esistere comunque.

Tale consapevolezza spinge oltre il dibattito tecnico e provoca una riflessione più ampia: quale rapporto desideriamo instaurare fra l’agricoltura e il territorio? Negli ultimi decenni, l’industria vinicola ha messo al centro l’eccellenza del prodotto finale, la valorizzazione delle specificità territoriali e il racconto culturale che arricchisce il vino stesso. Ma oggi si intravede una nuova prospettiva: quella di una qualità non più limitata agli aspetti organolettici o tecnici, ma estesa alla sfera ambientale, sociale e relazionale, un approccio olistico.

In questo quadro, le realtà rappresentate da Vinitaly e VinNatur non sono tanto opposti inconciliabili quanto i due poli di uno spettro più sfumato, lungo il quale il settore deve necessariamente evolversi. Da un lato si trova l’esigenza di sostenere un sistema globale e complesso; dall’altro si manifesta l’urgenza di adottare pratiche agricole che abbiano un ridotto impatto ambientale e promuovano un rinnovato equilibrio tra uomo e natura.

Si tratta di una sfida complessa e priva di scorciatoie: servono ricerca, investimenti e soprattutto tempo. Ma ancor più necessaria risulta una trasformazione culturale profonda. Occorre superare la logica del controllo assoluto sulla natura per abbracciare un approccio in cui il vigneto sia inteso come un organismo vivente intrinsecamente legato all’ecosistema di cui fa parte.

Durante il mio percorso per il Diploma WSET ho avuto modo di approfondire la viticoltura rigenerativa, un approccio che va oltre la semplice riduzione dell’impatto ambientale puntando a migliorare attivamente suolo, biodiversità e resilienza ecologica. Questo modello rappresenta un possibile sbocco evolutivo per il settore enologico, e non solo, ed è lentamente entrato nel dibattito collettivo.

Tuttavia, rimane aperto un interrogativo fondamentale: siamo davvero alle soglie di un cambiamento radicale o stiamo assistendo all’emergere di una nuova terminologia che il mercato saprà presto sfruttare?

Una risposta definitiva potrebbe non esistere. Eppure, quell’avviso tra i filari rimane lì, come una verità scomoda ma impossibile da ignorare: un segnale tangibile che ci invita a non distogliere lo sguardo dalla complessità del rapporto tra vigneto, ambiente e società.

A presto per un nuovo approfondimento sul mondo del vino, sostenibilità e ambiente.

  1. https://epiprev.it/articoli_scientifici/from-fields-to-gardens-pesticide-contamination-in-residential-areas-a-participatory-study-in-verona-veneto-region-italy-2021-2022

Giorgio Cerato
Nato a Padova, vive oggi a Illasi, sulle colline in provincia di Verona. Dopo la laurea in Scienze politiche, indirizzo sociologico, presso l’Università di Padova, si è diplomato al Master ALMA AIS di alta formazione in Comunicazione, gestione e marketing del vino. Ha proseguito la sua formazione a Londra, dove sta conseguendo il Diploma WSET (Wine & Spirit Education Trust). Attualmente lavora nel settore della sostenibilità, ambito in cui si impegna per integrare etica e territorio

Dal 2022 è parte della Redazione della Guida Veronelli. Nutre un sincero interesse per il vino e per il cibo intesi come espressione culturale e storica dell’umanità. Ha una predilezione per la complessità del mondo del vino nel Caucaso, terra enoica primigenia.