Marco Magnoli, curatore Guida Veronelli; ci racconta lo Chardonnay Quintessenz 2023 di Kellerei Kaltern
“Camminare le vigne” – predicava Luigi Veronelli – e non era semplice suggestione.
Capire un vino non è solo questione di calice, naso e palato. Significa intuire da dove è partito, comprendere il percorso che ha fatto, interpretare ciò che è diventato. È anche questione di vedere, fiutare, assorbire, “sentire” il territorio; essenziale per chi il vino lo produce, decisamente raccomandabile per chi lo deve consumare.
Non che un vino non lo si possa apprezzare senza conoscerne la terra, ma per afferrarne il messaggio nella sua intera complessità tale confidenza è presupposto imprescindibile.
“Camminare le vigne” significa calarsi fisicamente in un luogo preciso, coglierne sotto i piedi le pendenze, le consistenze. Nei periodi vegetativi dei vigneti, avvertirne sulla pelle il microclima, le correnti, il calore; filtrarne attraverso gli occhi la luminosità e l’esposizione; percepire, delle viti, la vigoria e le sofferenze. Nei mesi di dormienza, quando i filari riposano spogli, leggerne le geometrie così che, su pergole o spalliere, potature e legature divengano segni evidenti di un progetto. E sono convinto che, in tutto questo, lasciarsi rapire dal contesto, dai contorni, dagli scorci e dai paesaggi non sia solo una fatua poesia.
Per capire occorre poi un passaggio in cantina, perché il vino non si fa da solo, ma fin dalla spremitura dei grappoli è in dialogo continuo con il produttore che lo accompagna nella sua evoluzione.
Arriva, infine, il calice e lì, se il vino è davvero bravo, il racconto riesce di nuovo a far risuonare le intime vibrazioni già avvertite, un passo dopo l’altro, attraverso le vigne.
Siamo stati a Caldaro per la presentazione del nuovo Chardonnay della linea Quintessenz, il vertice della gamma di Kellerei Kaltern. Insieme a Thomas Scarizuola, Kellermeister, abbiamo camminato i tre vigneti da cui provengono le uve; in totale 1,3 ettari tutti rivolti a est, ma in posizioni diverse.


Il primo, il più basso, impiantato nel 2003 nell’area di Mezzan a 450 metri s.l.m., giace su una ripida pendice con depositi glaciali di ghiaia e sabbia arricchiti da dolomia.
Il secondo nell’area di St. Nikolaus, a 550 metri s.l.m., sta su una collina con suoli profondi costituiti da detriti di roccia ad alto contenuto calcareo, molto drenanti e in grado di garantire naturalmente un ottimo equilibrio idrico; lo chardonnay, coltivato a Guyot, vi è stato messo a dimora nel 1996.
Il terzo è sempre a St. Nikolaus; i suoli sono gli stessi, ma la giacitura è più alta di una trentina di metri e le viti, piantate nel 1986, sono adagiate sulle tradizionali pergole, sistema un poco complicato soprattutto per i bianchi a causa della facile insorgenza di muffe, qui scongiurata dalla ventilazione efficace e continua.
Con Scarizuola siamo, quindi, passati in cantina, dove le uve per lo Chardonnay Quintessenz, dopo la vendemmia manuale, vengono pressate intere; il mosto fermenta in barrique, nuove per circa il 40%, contenitori nei quali il vino si affina, poi, per dodici mesi con continuo bâtonnage; seguono sei mesi di riposo in acciaio sulle fecce nobili e, dunque, l’imbottigliamento.
Interessante l’assaggio dei vini dell’annata 2025, tuttora in legno per l’affinamento e non ancora riuniti in cuvée. Lo Chardonnay del vigneto più basso, già piuttosto espressivo, ben fruttato e pulito, mostra un carattere non particolarmente esuberante, ma si propone come un buon interprete e mediatore tra i vini delle altre due parcelle. Quello della vigna mediana, al momento ancora ben intriso dall’aromaticità del legno, mostra in effetti corpo, struttura e pienezza, alleggeriti da un finale di piacevole freschezza e sapore. Il vino della vigna più alta, invece, sfoggia la personalità più spiccata, sapida e variegata, col legno sorprendentemente già ben digerito che lascia spazio a stimolanti doti di complessità e fresca profondità.


Il successivo assaggio dell’annata 2023, la prima prodotta del nuovo vino, ormai pronta e appena messa in commercio, ci ha dato la possibilità di apprezzare fusione e sintesi di queste tre diverse espressività, pur con le variabili dovute al differente millesimo. Il 2023 è stato, infatti, caratterizzato da un inverno con poca neve e un mese di marzo soleggiato, per proseguire in primavera con alcune piogge in maggio ed un mese di giugno caldo e secco, mentre in luglio giornate calde si sono di nuovo alternate a qualche precipitazione; agosto ha portato sole e nette escursioni termiche giornaliere; il finale di stagione si è, infine, rivelato decisamente propizio per le maturazioni, consentendo una vendemmia considerata ottima dai vignaioli.
E lo Chardonnay Quintessenz 2023 si è, così, rivelato vino di piacevole equilibrio, con le dolci note fruttate arricchite dalla speziatura sottile e molto garbata; il sorso, pieno e strutturato, trova armonia nella freschezza del tocco sapido ed eleganza nell’accenno appena tostato, che pone in evidenza le naturali sfumature aromatiche del vitigno.
C’è chi, dallo Chardonnay altoatesino, pretenderebbe sfumature più smaccatamente “alpine”, estremamente “verticali” e fin quasi diafane. Non è il nostro punto di vista, in particolare per i vini prodotti in quest’area più calda e meridionale della regione. Qui è gradevole avvertire una certa spalla e ampiezza anche nei bianchi, che in ogni caso, grazie alle altezze dei vigneti, alle correnti e alle escursioni termiche spesso piuttosto rilevanti, riescono sempre a mantenere opportuna freschezza e bilanciamento.
Del resto siamo convinti che gli Chardonnay troppo esili e diritti difficilmente riescano a rendere tutta la complessità, la ricchezza e il fascino di cui questa eccellente uva è capace.
Godiamoci, quindi, lo Chardonnay 2023 di Kellerei Kaltern, un nuovo vino che va ad arricchire in modo assai appropriato la linea Quintessenz, nella quale non poteva ormai più mancare una delle varietà che stanno caratterizzando sempre più positivamente la viticoltura d’Oltradige.

Restiamo, tuttavia, in attesa dei primi autentici Cru di Kaltern, vini da un singolo, eccezionale vigneto o parcella di vigneto che certo non mancano tra gli oltre 400 ettari coltivati dai tanti conferitori, così da calarsi finalmente a fondo nel dettaglio di una realtà importante e fondamentale per la storica area di Caldaro.
Ma un uccellino ci ha detto che non dovremo aspettare ancora a lungo.

MARCO MAGNOLI
Di formazione classica e umanistica, da sempre cultore di letteratura, storia e filosofia, ha coniugato questi interessi con la passione per i vini di qualità trovando un riferimento ideale nella figura di Luigi Veronelli, incontrato nel 2001, che lo ha incoraggiato e introdotto alla critica enoica. Già firma della rivista E.V., dal 2003 collabora con il Seminario Permanente Luigi Veronelli, per il quale si è occupato di diversi progetti editoriali. Dal 2017 è tra i curatori della Guida Oro I Vini di Veronelli.