a cura di Giuseppe Petronio
Dal 1897 a oggi, Triacca è rimasta una realtà saldamente familiare, cresciuta generazione dopo generazione con coerenza, misura e visione. Oltre 125 anni di storia che non rappresentano solo una continuità imprenditoriale, ma un percorso di costruzione identitaria e familiare all’interno di uno dei territori viticoli più complessi e affascinanti, la Valtellina. Qui, tra sole, escursioni termiche e i pendii delle Alpi, si trova uno dei territori vinicoli più emozionanti e impervi d’Italia, mito di viticoltura eroica di montagna.
Partendo da questa storia, è bello descrivere il presente e disegnare le prospettive future parlando con Mattia Merlo Triacca, rappresentante della quinta generazione: un passaggio graduale, fatto di ascolto e responsabilità, che consente alla famiglia di proiettarsi con fiducia verso le sfide future e proseguire nel medesimo solco tracciato da chi lo ha preceduto nel tempo.


Oggi il gruppo Triacca non rappresenta solo una delle realtà valtellinesi di riferimento, ma opera con successo anche fuori dalla Lombardia, in contesti di grande valore come. La Madonnina, nel Chianti Classico e Santavenere, nei luoghi di produzione del Nobile di Montepulciano.
Un mosaico di territori che trova nella Valtellina il proprio cuore culturale e produttivo.
Ricerca, innovazione e rispetto del territorio
Se c’è un filo conduttore che attraversa oltre un secolo di storia Triacca è la proiezione costante verso l’innovazione, mantenuta sempre in equilibrio con il rispetto della terra e della materia prima che essa offre. Non una modernizzazione fine a sé stessa, ma uno strumento per interpretare il terroir con maggiore precisione.
Nel tempo, gli investimenti in ricerca e sviluppo hanno permesso di migliorare la qualità delle uve e l’efficienza produttiva, mantenendo centrale la sostenibilità ambientale e sociale. Dalla riduzione dell’impatto in vigneto alla razionalizzazione dei processi, fino alla meccanizzazione intelligente in un contesto difficile come quello valtellinese, ogni intervento è guidato dalla volontà di valorizzare il lavoro umano e le risorse naturali.
Tra le innovazioni più significative si ricordano la coltivazione a “girapoggio”, introdotta negli anni Ottanta da Domenico Triacca, che consiste nel girare la disposizione dei filari est – ovest, agevolando la meccanizzazione, sempre nei limiti consentiti dalla viticoltura terrazzata, dei processi di lavorazione in vigna, possibili prima esclusivamente con sforzo manuale.


A questa si affiancano la selezione clonale del Nebbiolo, una lunga osservazione delle vigne, pianta per pianta, ha portato a individuare pochi ceppi capaci di raccontare con maggiore chiarezza il carattere del nebbiolo di montagna, i nuovi sistemi di gestione della chioma, studiati per favorire l’esposizione solare sui versanti terrazzati, con una parete fogliare e un’inclinazione che massimizzano il potenziale della luce e permettono di immagazzinare calore, le tecniche di vinificazione evolute, tra cui l’eliminazione dei vinaccioli per ottenere tannini più fini e armonici.
La Valtellina rappresenta la più estesa area vitata terrazzata d’Italia e conta in totale circa 800 ettari vitati complessivi, qui, i quasi 40 ettari di proprietà Triacca, rappresentano una presenza significativa.
La Gatta: un cru, una tenuta, una visione
Il progetto più significativo della fase attuale è senza dubbio Tenuta La Gatta, nel cuore della Valtellina. Nello specifico la Tenuta è un vero e proprio single vineyard di 13 ettari, un corpo unico, compatto e identitario, dominato da un monastero cinquecentesco oggi restituito a nuova vita.
Qui il Nebbiolo trova una delle sue espressioni più autentiche, modellato da un paesaggio che, grazie alle sue vallate circondate dalle Alpi, le sue altitudini e alla sua conformazione, è stato riconosciuto come “Paesaggio Storico Rurale”.



I vigneti si estendono tra i 300 e i 500 metri di altitudine su terrazzamenti che si sviluppano lungo la Valle dell’Adda per oltre 40 chilometri. Il microclima – segnato dall’energia del sole, dalle correnti alpine e dalla vicinanza del lago – contribuisce a definire vini di grande finezza e tensione.
La produzione si attesta intorno ai 3.500 hl annui, con una prevalenza di Nebbiolo (94%), affiancato da piccole quote di Sauvignon Blanc e Moscato Rosa.
La nuova identità
A breve verrà lanciato Tenuta La Gatta, una nuova linea e marchio dedicata ai vini prodotti nel single vineyard della famiglia Triacca per valorizzare un luogo unico in Valtellina: un vigneto straordinario, dal quale nascono sei vini iconici.
Con il nuovo brand Tenuta La Gatta, la famiglia Triacca desidera mettere l’accento sull’unicità della tenuta, del vigneto e dei prodotti già affermati che ne derivano.
Proprio da questi vigneti nasce lo Sforzato di Valtellina DOCG “Il Monastero” 2021 che ha ottenuto il Sole nella Guida Oro Veronelli 2026: un riconoscimento che va oltre il punteggio e premia la capacità di raccontare un territorio, una storia e un’identità produttiva.
La recente revisione della linea La Gatta rappresenta poi un tassello importante nel percorso evolutivo dell’azienda: sei etichette che raccontano in modo coerente e articolato il potenziale della tenuta. Tre Valtellina Superiore: Casa La Gatta; Riserva La Gatta e Prestigio, vino derivante dalla vinificazione del nebbiolo a seguito di appassimento in vigna. A questi si affiancano lo Sforzato di Valtellina Il Monastero, il Sauvignon Blanc e il Moscato Rosa, entrambi Alpi Retiche Igt.
Una nuova visione enologica
A contribuire allo sviluppo di questa linea è recentemente entrato nella famiglia Triacca Luca Rettondini, enologo attento, chiamato a custodire e rendere ancor più leggibile il lavoro della vigna, puntando verso eccellenza e cura meticolosa di ogni singolo dettaglio.
Il suo approccio si distingue per una visione contemporanea, dove precisione tecnica e sensibilità territoriale convivono. L’obiettivo non è imprimere uno stile, ma accompagnare ogni vino verso una maggiore leggibilità, lavorando sulla finezza estrattiva, sull’equilibrio e sulla coerenza espressiva tra vino e territorio.



La Gatta come esperienza
Tenuta La Gatta non è solo produzione: è sempre più un luogo di accoglienza e racconto. La tenuta si configura come un vero e proprio hub esperienziale, dove il vino diventa punto di contatto tra cultura, paesaggio e convivialità.
Il monastero, i vigneti terrazzati e gli spazi rinnovati fanno da cornice a un luogo in cui il vino diventa narrazione autentica.

GIUSEPPE PETRONIO
Calabrese d’origine e romano d’adozione, è un sommelier e comunicatore che ama unire competenza tecnica al lato umano del vino, con uno sguardo attuale ma radicato nella cultura e nella memoria dei territori. Nel corso degli anni ha collaborato con diverse cantine, ha seguito eventi e festival di settore affiancando alla divulgazione digitale l’attività redazionale.
Laureato in Ingegneria Ambientale all’Università di Perugia, è specializzato in energia e sostenibilità, competenze che gli permettono di affrontare il mondo del vino con un approccio attento all’impatto ambientale, al rispetto della terra e alla sua cura.