Berlucchi ha presentato una carrellata enoica per far luce sui i risultati di anni di importanti sperimentazioni con l’autoctono franciacortino

di Gigi Brozzoni

È da diverso tempo che in Franciacorta si sente parlare di Erbamat, vitigno quasi sconosciuto che, per via del mutamento climatico in corso, secondo alcuni potrebbe rivelarsi molto interessante e utile al futuro dei vini di questa regione. 

Le voci non sono univoche e i pareri che abbiamo ascoltato sono piuttosto contrastanti, ma come tutte le novità è bene cercare di approfondire il tema e raccogliere diverse opinioni.

Cominciamo col dire che è un vitigno citato per la prima volta dall’agronomo Agostino Gallo nel 1564 e da allora quasi dimenticato nei vigneti bresciani. 

Se ne ricordarono gli agronomi della Franciacorta quando l’aumento delle temperature medie determinò un anticipo della maturazione di chardonnay e pinot nero di 10-20 giorni, con conseguente perdita di acidità nei vini. Fu il Consorzio di Tutela del Franciacorta che si incaricò di studiare la questione e affidò lo studio dell’erbamat a Leonardo Valenti, docente di Viticoltura presso l’Università degli Studi di Milano. 

Bisognava valutare le caratteristiche agronomiche di questo vitigno e valutare anche i suoi aspetti enologici. Certamente, a suo favore giocava la possibilità di vantare la presenza nei vini di Franciacorta di un vitigno autoctono che andava ad arricchire il patrimonio genetico, cosa di non poco conto in un periodo in cui gli elementi territoriali giocano un ruolo molto apprezzato dai consumatori.

Più complesso, invece, valutare gli aspetti pratici della coltivazione di quest’uva che pone diversi problemi di ordine sanitario e organolettico. Se con una buona e attenta viticoltura i problemi sanitari sono superabili, rimane invece problematico il suo impiego con gli altri pregiati vitigni utilizzati in questa denominazione. 

È vero che l’erbamat avrebbe la possibilità di elevare l’acidità e abbassare il pH dei vini, ma andrebbe anche ad apportare aromi e gusti meno freschi e fini con una certa tendenza ossidasica. 

Questi pro e contro fanno parte dell’acceso dibattito che si è aperto tra i produttori di Franciacorta, tanto che si è quasi di fronte a due schieramenti: quello dei possibilisti e quello dei contrari.

Arturo Ziliani (Berlucchi) pensò bene di prendere il toro per le corna e non si è accontentato di fare delle semplici sperimentazioni con piccole aggiunte di erbamat alle sue tradizionali basi, ma ha approntato un vero e proprio settore di produzione esclusivamente con uve erbamat. 

Per velocizzare i tempi, nel 2016 ha piantato una vigna con il materiale selezionato dal Consorzio, innestandolo sulle sue vecchie viti di chardonnay nel vigneto Castello, sulla collina appena sopra la cantina di Borgonato di Corte Franca. 

Tra il 2020 e il 2021 viene piantata una seconda vigna, il vigneto Eroi nel comune di Passirano, portando così a 11 ettari l’erbamat coltivato da Berlucchi, tutti sotto l’attenta e puntuale guida dell’agronomo Diego Cortinovis.

A livello enologico invece Arturo Ziliani, assistito dal figlio Francesco, dopo le prime sperimentali vinificazioni nel 2014 ha pensato di dare vita ad una Cuvée Perpétuelle aggiungendovi ogni anno 1/3 della base vendemmiale; questo con l’obiettivo di esaltare il potenziale evolutivo dei vini. 

Ma a partire dal 2024 si è aperta una nuova fase: la cuvée è diventata tripartita, composta da 1/3 base vendemmiale, che apporta immediatezza e fragranza, 1/3 cuvée perpétuelle, che aggiunge profondità e continuità stilistica, e 1/3 assemblaggio dell’anno precedente non ancora spumantizzato, capace di dare struttura e complessità. 

Questo equilibrio a tre dimensioni rappresenta l’approccio attuale per proseguire la sperimentazione, con l’intento di esplorare ulteriormente le potenzialità dell’Erbamat come vino Riserva capace di assicurare longevità e freschezza ai futuri Franciacorta.

Entrando in sala degustazione siamo passati al livello pratico con quattro vini prodotti a ciclo completo con le annate 2018, 2019, 2020, 2021 e la degustazione di un pre-tiraggio del 2025.

I tiraggi a ciclo completo hanno utilizzato uve erbamat provenienti esclusivamente dal vigneto Castello. Il tiraggio 2018 ha usato l’85% della base vendemmiale del 2017 e il 15% della cuvée perpétuelle (dalla 2012 alla 2016) con un affinamento sui lieviti di 75 mesi.

Il tiraggio 2019 è stato composto dall’80% della base vendemmiale del 2018 e dal 20% della cuvée perpétuelle (dalla 2012 alla 2017) con un affinamento sui lieviti di 74 mesi.

Il tiraggio 2020 è stato composto con il 75% della base vendemmiale del 2019 e dal 25% della cuvée perpétuelle (dalla 2012 alla 2018) con un affinamento sui lieviti di 62 mesi.

Il tiraggio 2021 è stato composto dal 70% della base vendemmiale del 2020 e dal 30% della cuvée perpétuelle (dalla 2012 alla 2019) con un affinamento sui lieviti di 50 mesi.

Le vinificazioni sono state standardizzate con spremitura soffice e progressiva dei grappoli con frazionamento dei mosti; la fermentazione alcolica si è svolta in tini d’acciaio e barriques.

L’Erbamat Tiraggio 2018 è stato sboccato il 4 luglio 2014 con l’aggiunta di 4,70 grammi di zucchero per litro, mentre i tre successivi tiraggi sono stati sboccati per l’occasione nel settembre 2025 senza alcuna aggiunta di zuccheri.

Cosa ci hanno raccontato di interessante e di originale questi quattro vini? 

Molte cose, non tutte positive, non tutte semplici da interpretare, sulle quali bisognerà tornare più volte per capirle fino in fondo. 

Diciamo subito che il vitigno erbamat non ha un patrimonio aromatico immediato e spontaneo né molto accattivante e affascinante. Gli aromi che si ripetono più frequentemente in questi quattro vini sono di tipo vegetale fresco e mentolato con un poco di mela verde quasi acerba; spuntano un poco di sentori agrumati ma amarognoli come il pompelmo.

Qualche accenno floreale compare nelle annate più mature come la 2019 e la 2021, dove troviamo anche note fruttate più mature con ricordi di ananas, soprattutto nel 2021.

Le acidità sono vivaci senza essere eccessivamente esuberanti, ma corrono il rischio di mettere in evidenza una nota amarognola che si allea facilmente alle note verdi dando sensazioni acerbe e scontrose. Questi toni amarognoli vengono ben contrastati da quel poco zucchero aggiunto nel dosaggio del Tiraggio 2018, che collocherebbe questo vino nella categoria extra brut. 

Gli altri aromi più leggeri, ma che danno più profondità e complessità ai vini, sono di origine ossidativa e ben hanno fatto Arturo e Francesco Ziliani a puntare sulla cuvée perpétuelle come elemento caratteristico ed indispensabile per avere da questo vitigno dei vantaggi enologici, anche se a nostro parere la quota del 25% per questa cuvée ci pare sufficiente ad apportare benefici alla complessità dei vini. Andando oltre si rischierebbe di apportare eccessive note ossidative con conseguente decadenza delle note più fragranti e fresche necessarie a questi vini.

In definitiva va attribuito un gran plauso al coraggio e all’accortezza della famiglia Ziliani, che ha voluto rendere pubblico il frutto del suo lavoro, della sua sperimentazione e della sua intraprendenza.

Concludiamo con un invito a non considerare l’erbamat come una soluzione ai cambiamenti climatici in corso; crediamo, infatti, sia un vitigno che andrà usato con molta moderazione e accortezza.


Gigi_Brozzoni

Gigi Brozzoni

Curatore della Guida Oro I Vini di Veronelli nato e residente a Bergamo, dopo molteplici esperienze maturate nel campo teatrale e nella progettazione di arredi, nel 1986 incontra Luigi Veronelli. La passione per il vino lo spinge a costanti frequentazioni gastronomiche finché nel 1988 arriva al Seminario Permanente Luigi Veronelli di cui assume la direzione nel 1989. Vi rimarrà per 25 anni fino al pensionamento nel 2013. Ha diretto la rivista Il Consenso è stato animatore di convegni tecnico-scientifici in ambito viticolo ed enologico e ideatore e conduttore di corsi di analisi sensoriale per professionisti e appassionati. Negli anni Novanta ha curato la redazione dei Cataloghi Veronelli dei Vini Doc e Docg. e dei Vini da Favola. È autore del libro Professione Sommelier che fu adottato come primo manuale sul vino per le scuole alberghiere italiane. Per l’Associazione Le Città del Vino ha curato numerose edizioni de Le Selezioni di Eccellenza dei vini italiani.