di Alessandra Piubello
“Un vino può anche raccontare di dubbi, intenzioni, sogni, in sintesi ciò che vive in un cuore umano. Ecco che l’umanità nel vino si esprime con un legame di amicizia, di emozione, di risposta, di spontaneità che accoglie anche le difficoltà”. Il vino è un racconto dell’uomo, della donna, della loro storia nella Storia. Leggi l’accorata e profonda riflessione sul tema di Alessandra Piubello, tra i curatori della Guida Veronelli.
La voce umana nel vino può essere imperfetta, purché non evidentemente difettosa o palesemente deviata, poiché l’uomo stesso è un essere imperfetto.
Questa caratteristica può essere stimolante, perché non uniforma, non è frutto di tecniche invasive che snaturano la sua voce o la ammutoliscono. E soprattutto crea vicinanza in chi ascolta, perché sente la sua umanità autentica. Ascoltarla significa condividere quel grido, quella verità, quell’anima.
Un vino può anche raccontare di dubbi, intenzioni, sogni, in sintesi ciò che vive in un cuore umano. Ecco che l’umanità nel vino si esprime con un legame di amicizia, di emozione, di risposta, di spontaneità che accoglie anche le difficoltà.
La voce che risuona limpida nel bicchiere è quel racconto umano che riesce a dare valore percepito alla vocazionalità del territorio, di un genius loci unico e differente da tutti gli altri. Ascoltiamola: sa arricchirci la vita se mantiene un senso, una coerenza con il territorio tanto da vibrare cristallina nella sua radicata identità. Altrimenti è un falsetto, un’alterazione distorta che si allontana dalle sue radici e diventa senza valore, banale, riprodotta in serie.
Credo che ci siamo allontanati dal vino umano, in questo momento storico così complicato, dove aleggia un’inquietudine per il futuro enoico. Ma è lì che dobbiamo tornare, all’umanità che sta in quel calice, ambasciatore dei valori di uomini e donne che lottano e credono che attraverso questo messaggio liquido si possa dare gioia, felicità, scambio nella condivisione di chi ama la terra e uno dei suoi frutti più benedetti. Un piacere che non è solo edonistico ma anche culturale e sociale. Dov’è finito oggi quell’agape ecumenico che ha caratterizzato la nostra storia umana?
Negli ultimi anni il mercato è stato ‘drogato’ da chi comprava vino per specularci, non per berlo e questo ha contribuito ad allontanare il bevitore dal vino. La voce suonava falsa, ipocrita, vuota, deformata. Chi mai ascolterebbe una voce inumana con empatia? Dobbiamo contrastare le pratiche speculative livellanti che danneggiano il settore.


Il racconto più coinvolgente, quello che attrae la nostra sensibilità e la nostra passione sta nella diversità di voci, che sono uniche e irripetibili contro la standardizzazione di chi distrugge il contatto vero, quello che ti fa riconoscere anche in un bicchiere di vino una parte di te stesso, della tua umanità.
Crisi del vino? Credo che ci sia una crisi umana. Ci siamo persi nel nostro individualismo, pronti a denigrare un nostro concorrente, dimenticando che da soli non andiamo da nessuna parte e che solo unendoci possiamo affrontare le avversità. Quale collante più forte del vino bevuto con moderazione può esserci?
Voglio raccontarvi una storia. In Francia, a Clermont-Ferrant è stato aperto un wine bar presso l’Unità di Cure Palliative del Centro Ospedaliero Universitario. Uno spazio conviviale all’interno dell’ospedale, dove i malati possono condividere un bicchiere di vino con la famiglia o con il personale sanitario. Un sondaggio condotto tra pazienti, familiari e operatori sanitari ha evidenziato il valore umano e simbolico del vino: oltre l’80% degli intervistati ha riconosciuto nel vino un elemento di umanizzazione della cura, un piacere della vita capace di restituire serenità anche nei momenti più difficili.
Molti familiari hanno raccontato di aver ritrovato, in quel semplice gesto del brindisi, un frammento di normalità e di intimità. Gli operatori sanitari hanno osservato un miglioramento dell’atmosfera generale e del tono emotivo dei pazienti. Quando la voce umana del vino si fa sentire, può ridare un senso di appartenenza e di relazione che nutre l’anima.
Rendiamo questa voce accessibile, usiamola per riconnetterci gli uni agli altri come invito per un’alleanza. Facciamo in modo che trasmetta curiosità e fiducia. Altrimenti il rischio è che le singole eccellenze rimangano isolate, incapaci di fare orchestra in un mercato sempre più competitivo. I piccoli produttori, che sono la spina dorsale della nostra amata Italia, devono aggregarsi e aiutarsi reciprocamente per affrontare insieme il mercato globale e le prossime sfide, che sono tante.
Riflettiamo: se una forma della nostra opera umana viene persa, spesso è proprio perché non parla davvero alle persone. Se vogliamo tornare a comunicare veramente con gli esseri umani dobbiamo smettere di piangerci addosso e assumerci la responsabilità di creare valore vero e genuino nel vino, con una modalità comunicativa inclusiva e connettiva. Le persone ricordano e si emozionano per quei vini che portano in sé quel calore umano che arriva al cuore, perché in quei vini c’è tutta la passione, la conoscenza, la dedizione di uomini rispettosi che credono profondamente nel loro progetto di vita.
L’Intelligenza Artificiale potrà forse aiutare a scegliere un’etichetta, ma non a sentire quel brivido che attraversa l’anima quando il vino incontra la memoria. È in quella connessione invisibile tra naso, gusto, cuore, parola, ricordo, che il vino rimane profondamente umano.

ALESSANDRA PIUBELLO
Giornalista e scrittrice veronese, degustatrice professionista, è Direttore di numerosi periodici e autrice di libri e reportage di turismo gastronomico. Vanta collaborazioni con testate di rilievo nazionale e internazionale ed è presenza costante nelle commissioni dei più rinomati concorsi enologici al mondo.