di Massimo Pulcini

Nei giorni scorsi siamo andati nel cuore della Valcalepio, importante zona collinare situata nella parte orientale della provincia bergamasca, a pochi passi dal lago d’Iseo, importante bacino imbrifero lacustre che separa la terra orobica da quella franciacortina.
La tappa è stata la Tenuta del Castello di Grumello, un luogo che ha respirato, e vissuto, secoli di storia: fortezza militare prima, e pure residenza del condottiero Bartolomeo Colleoni durante le battaglie tra Milano e Venezia, sino a divenire poi dimora patrizia.
Qui il vino arriva nell’Ottocento grazie ai Gonzaga, che importano e piantano le prime barbatelle di cabernet sauvignon, vitigno tra i principali attori protagonisti del territorio bergamasco. Intorno agli anni Settanta la famiglia Kettliz sceglie di investire tempo e risorse nello studio del territorio ed effettua la prima zonazione agricola.
Nel 2022 il passaggio all’attuale proprietà: i Kettliz vendono la tenuta ad Angelo Gotti, imprenditore bergamasco che ha scelto, con passione e lungimiranza, di investire in quest’angolo verde, con potenziale altissimo e oltre 30 ettari tra vigne, colline e boschi.
A capo del progetto Stefano Lorenzi, direttore della Tenuta, arboricoltore di professione, ma da sempre appassionato al mondo enoico, con una precisa e ostinata visione orientata a identità e valorizzazione territoriale, sostenibilità e agroforestazione.


Non vogliamo snocciolare semplicemente dati o certificazioni, sicuramente importanti, ma mettere in luce una visione complessiva del mondo vegetale che si concretizza in un’applicazione quotidiana e costante. Qui le protagoniste non sono solo le piante che producono uva: abbiamo alberi da frutto piantati a filari alterni, i quali favoriscono l’ombreggiatura e, allo stesso tempo, garantiscono una preziosa alternanza tra fioritura e fruttificazione, favorendo la biodiversità.
All’interno della tenuta trovano poi spazio alcuni cascinali, in parte destinati al ricovero delle attrezzature aziendali, in parte in fase di ristrutturazione per divenire, nel giro di poco, degli ospitali luoghi di accoglienza immersi nella natura.
Tutt’attorno, un giardino in continua evoluzione. Abbiamo ancora abbondanza di piantumazioni differenti: dagli ortaggi, alle piante tipiche del territorio bergamasco, e poi ulivi, limoni, cedri, bergamotti, mani di Buddah, pompelmi rosa, arance e… capperi. Sì, avete letto bene, non siamo in qualche località calabrese o siciliana, ma in piena collina orobica, e con una produzione che, per alcune varietà, crea un curioso gemellaggio ideale con l’Italia meridionale.



È chiara qui la presenza di un microclima particolarmente vantaggioso per merito di diversi fattori. Innanzitutto la vicinanza del lago d’Iseo garantisce miti e costanti brezze mentre l’altitudine sfiora i 400 metri e offre essenziale escursione termica. Infine la presenza di muretti a secco, patrimonio di un territorio da tutelare, con una funzione termica importante: i muretti accumulano calore durante il giorno e lo rilasciano gradualmente nelle ore serali e notturne.
Un’attenzione particolare è posta anche alla gestione delle acque. Ci sono cisterne di recupero per quasi 1000 ettolitri, oltre a un minuzioso progetto di regimazione e convogliamento delle acque piovane lungo il perimetro dei vigneti e la realizzazione di bacini d’accumulo sotterranei.
Le barbatelle, ricavate da selezionate marze proprie, una volta giunte al Castello vengono, per un anno, curate, gestite e coccolate nella “nursery” aziendale e, solo alla fine di questo percorso di accompagnamento, trapiantate poi in vigna.


Tutto ciò si trasforma poi in una completa e variegata offerta enoica dove, in prima battuta, trovano ovviamente spazio i vini legati al territorio: i bianchi a base chardonnay e pinot grigio, i rossi della tradizione bergamasca, ottenuti da classico taglio bordolese e un passito da uve moscato di Scanzo.
Impossibile non menzionare il Colle Calvario, un Valcalepio Riserva, prodotto solo nelle migliori annate, di estrema finezza, che nasce dal colle che porta il medesimo nome.
Da evidenziare anche Le Noci, un interessante bianco PIWI da uve bronner e johanniter e il Medera, un rosso il cui vigneto si trova all’interno delle mura perimetrali del Castello e che nasce dall’uva omonima, vitigno ormai rarissimo e quasi scomparso, ma riscoperto e salvato. Sul medera , l’azienda punta molto, con l’obiettivo di valorizzare il profondo intreccio tra mondo agricolo, cultura e identità territoriale.
Le novità sono tutte in fase di…. doppia fermentazione: tre etichette dedicate al mondo della spumantistica che derivano dal vigneto di Cascina Drezza in quel di Pontida, sponda occidentale della provincia bergamasca, a una manciata di chilometri da quel famoso ramo del lago di Como tanto caro al Manzoni, terra dove il flysch influisce in modo importante e positivo sulla finezza e sapidità dei vini.
Trovano quindi spazio un Rosé da pinot nero in purezza e due Cuvée composte da chardonnay per l’80% e la restante parte a pinot nero, affinate rispettivamente per 36 e 42 mesi sui lieviti.
Bollicine finissime, persistenti, un naso complesso ed equilibrato, ma soprattutto un sorso appagante, lungo ed elegante, che invoglia costantemente ad un nuovo assaggio, specialmente per le due cuvée. Assolutamente da scoprire.

Ma non è finita qui. A fine 2026 sul mercato arriverà anche Influenza, uno chardonnay in purezza da uve selezionate e derivanti dalla vigna da cui prende il nome. 2000 esemplari in tutto, passaggio in uovo di cemento non vetrificato e due anni di riposo in bottiglia: un vino che omaggia il territorio bergamasco, ma con un’identità propria, un sorso appagante, asciutto, quasi materico e una chiusura agrumata, al limite dell’amaricante.
Il Castello di Grumello si presenta, quindi, oggi come un’azienda viva e vivace, in costante evoluzione, impegnata in un percorso di rinnovamento sostenuto da investimenti significativi, ma sempre ponderati e coerenti con una visione strategica ben definita.
Con i suoi 18 ettari vitati, dimensione considerevole rispetto alla media delle realtà vitivinicole bergamasche, l’azienda ha l’onere e l’onore di fungere da riferimento per l’intero comparto enologico orobico. Anche in questa prospettiva si inserisce l’impegno del direttore, Stefano Lorenzi, come membro del Consiglio di Amministrazione del Consorzio Tutela Valcalepio, dove contribuisce attivamente alla definizione di nuove progettualità e alle iniziative di valorizzazione della denominazione. Tra le attività promosse recentemente figurano anche corsi dedicati alla potatura, pensati per accrescere la professionalità degli operatori del settore. Lorenzi fa inoltre parte della commissione tecnica del Consorzio, confermando il suo coinvolgimento diretto nello sviluppo qualitativo e strategico della viticoltura bergamasca.
Insomma, una visita decisamente interessante, che conferma il valore di una realtà da monitorare con attenzione nei prossimi anni. Tra vigneti, progetti e passione emerge una visione chiara, costruita con pazienza e coerenza. Le idee non mancano, così come le competenze e la determinazione necessarie per trasformarle in risultati concreti.
La mentalità orobica, fatta di lavoro, sacrificio e tenacia, resta il motore naturale di questo percorso. Ma è nella ricerca sempre più consapevole di stile, eleganza e identità che sembra delinearsi il passo successivo. Perché, se è vero che la qualità nasce dal saper fare, si compie davvero quando riesce a tradursi in una visione riconoscibile. E le premesse, qui, sembrano esserci tutte. Buon lavoro!

MASSIMO PULCINI
Classe 1987, nato e cresciuto a Nembro, provincia di Bergamo. Si laurea in Lingue e Letterature Straniere all’Università di Bergamo. Nel 2020, dopo aver frequentato i corsi ONAV, decide di cambiare vita per dedicarsi alle sue passioni: il vino, la comunicazione e le pubbliche relazioni. Consegue così prima il Master in Global Marketing, Comunicazione e Made in Italy promosso dalla Fondazione Italia-USA e poi il Master in Comunicazione del settore enologico e del territorio presso l’Università Cattolica di Brescia. Appassionato di politica e impegno civile, ha svolto attività di volontariato presso associazioni del territorio oltre che essere impegnato in amministrazione comunale. Da diversi anni collabora con il Seminario Veronelli dove si occupa di redazione e comunicazione.