Vignaioli antichi e moderni

in Un vino al giorno... • 10 Dicembre 2013 • di

Ghemme Torraccia PiantavignaI cognomi degli italiani sono in grado di raccontare la storia di un territorio perché, al di la di alcune casate nobili che si identificano con il loro territorio di proprietà, la maggior parte dei cognomi della popolazione italiana traggono origine da una professione, da una passione, quando non persino dell’aspetto fisico, spesse volte un difetto, di qualche antenato. E così i fabbri diventano Ferri, Ferrero, Ferraris; poi il capraro Cravero, il fornaio Panero, il macellaio Beccaria, il vaccaro Boero, il fabbricante di corde Cordero. Anche il mondo del vino e della viticoltura ha creato numerosi cognomi enofili, basti pensare alle tante variabili di Barbero e Moscatelli o al fabbricante di botti Bottero. Non stupisce, quindi, trovare un antico viticoltore che si chiamava Piantavigna e che fu il nonno materno della famiglia Francoli, distillatori dell’Alto Piemonte. Ed è su una collina sovrastata da un rudere di un’antica torre che la famiglia Francoli nel 1977 pianta una vigna e fonda un’azienda agricola che chiamerà Torraccia del Piantavigna. Siamo a Ghemme, in provincia di Novara, e qui si piantano nebbiolo e vespolina su suoli di origine Pleistocenica con depositi morenici e argille rosso-mattone. Da questo vigneto di circa 3 ettari chiamato Punciön nascono poche migliaia di bottiglie di Ghemme attraverso le quali, con l’aiuto di validi consulenti del calibro di Federico Curtaz e Beppe Caviola, la famiglia Francoli si è fatta conoscere rapidamente dagli amanti dei vini di queste terre. La bottiglia del 2007 che ci siamo aperti oggi per fare buona compagnia ad arrosto umido di faraona con cavolo nero si è mostrata con una bella tinta rubino ancora viva e attraversata da un bagliore granato; al naso si percepiscono i frutti maturi e fragranti come lampone e ribes rosso, un tono speziato e vegetale di bella eleganza ed un leggero profumo di viola e muschio. Al palato dona subito fragranza fruttata, una bella speziatura sapida ed una trama tannica non fittissima ma serrata e ben tessuta, che sostiene a lungo il gusto con una bella eleganza e compostezza.
Il Piantavigna con ogni probabilità sapeva il fatto suo ed i suoi discendenti ci sembra che gli abbiano reso onore.
Gigi Brozzoni

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