Speciale Sole 2017: Tullum Rosso Riserva 2011

in L'Assaggio • 26 aprile 2017 • di

Ci sono vini e vitigni da sempre legati in modo indissolubile ad un territorio e alla sua viticoltura. È senz’altro questo il caso del Montepulciano e dell’Abruzzo, un’affinità non a caso sancita da una Doc che si estende praticamente a tutte le aree vitate della regione.
Quando una Denominazione è tanto ampia, però, il rischio è quello che le peculiarità e le originalità si perdano in un unico mare magnum, nel quale eccellenza e mediocrità finiscono per confondersi.
Per la verità, già da qualche anno i viticoltori abruzzesi hanno cominciato a porre delle distinzioni all’interno della più vasta Denominazione, delimitandone aree più ristrette e con caratteristiche diversificate. Nel 2006 e nel 2010 sono state, infatti, riconosciute alcune sottozone della Doc Montepulciano d’Abruzzo (Casauria, Terre dei Vestini, Alto Tirino, Teate, Terre dei Peligni), mentre risale già al 2003 la concessione della Docg alla zona ritenuta più prestigiosa, quella intorno a Teramo, dove si produce appunto il Montepulciano d’Abruzzo Colline Teramane.

V’è, tuttavia, chi si è spinto in qualche modo ancora più in là. Ci riferiamo ai (pochi) produttori della Doc Tullum, una delle più piccole Denominazioni d’Origine italiane, nata nel 2008 e riservata ai vigneti posti all’interno del territorio amministrativo del solo comune di Tollo, in provincia di Chieti. Una Doc che prevede diverse tipologie, alcune con indicazione di vitigno (i bianchi Pecorino, Passerina, Falanghina e i rossi Sangiovese, Cabernet Sauvignon e Merlot) tra cui – lo si sarà notato – non è compreso il Montepulciano; ad esso, in modo molto eloquente, sono riservate le tipologie Tullum Rosso e Tullum Rosso Riserva (alle quali concorre da protagonista pressoché assoluto con una percentuale minima del 90%), quasi a lasciar intendere come sia cosa ovvia e scontata che il Rosso di Tollo per antonomasia possa essere prodotto solo con uve montepulciano, senza bisogno di renderlo esplicito in etichetta.
È un messaggio forte, che vuole testimoniare un rapporto unico tra vitigno e territorio, un connubio tanto esclusivo da non essere ripetibile altrove, almeno non con le stesse caratteristiche.
In realtà questa è una peculiarità che, nelle intenzioni dei suoi promotori, identifica tutta la Doc Tullum, concepita ed istituita come una Denominazione di “Cru”, la cui genesi è stata accompagnata da accurate indagini territoriali, volte ad individuare i luoghi più vocati alla viticoltura e, tra essi, le aree più adatte alla coltivazione dei diversi vitigni. Un disciplinare particolarmente restrittivo, che prevede vigneti esclusivamente collinari (con l’esclusione, quindi, di quelli di fondovalle o, comunque, posti ad un’altitudine inferiore agli 80 metri s.l.m.) ed impone vinificazioni e imbottigliamenti in loco.

Tra i fautori della Doc Tullum figura l’azienda Feudo Antico, fondata nel 2004 e da subito impegnata nello studio di suoli, microclimi e portainnesti, definendo le singole parcelle dove concentrare le proprie produzioni affinché ogni vitigno ed ogni vino avessero origine da un terreno adatto e ben circoscritto. È, in pratica, lo stesso metodo di lavoro che in generale ha preluso alla nascita della Doc e che è proseguito per tutta la Denominazione a partire dal 2010 attraverso un progetto di zonazione sostenuto dall’Amministrazione comunale, coordinato dal professor Attilio Scienza e condotto con la partecipazione di un pool di ricercatori dell’Università di Milano, con l’obiettivo di pervenire ad una conoscenza approfondita delle caratteristiche peculiari del terroir di Tollo.
L’impegno di Feudo Antico ha ormai dato risultati importanti, con vini convincenti e di definitiva eccellenza tra i quali spicca il Tullum Rosso Riserva 2011, un Montepulciano in purezza che proviene da vigneti di quasi trent’anni, posti a 200-250 metri s.l.m. e allevati con la tradizionale pergola abruzzese su terreni in parte di medio impasto e leggermente calcarei, in parte marnoso-sabbiosi, permeabili, poco profondi e con buona presenza di scheletro. Le uve, per circa il 10% appassite, vengono pigiate e vinificate con lunga macerazione; il vino è, quindi, posto per 6 mesi in vasca di cemento vetrificata ed infine elevato per 18 mesi in barriques francesi di primo passaggio.

Con il suo profondo colore rubino dalle venature purpuree, il Tullum Riserva 2011 di Feudo Antico regala intensi profumi di prugna, ciliegia e amarena impreziositi da uno sbuffo balsamico, da un bella speziatura morbida e da un sussurro appena accennato di cuoio e pelliccia; sul palato l’impatto del frutto è dolce e subito irrobustito dalla tannicità folta ma ben rifinita, mentre l’acidità pare insinuarsi tra le sensazioni fruttate per rinfrescarne il tocco concentrato, che si distende netto e pulito nel lungo finale. Un vino generoso ed appagante, del tutto privo delle note animali un poco grevi talvolta presenti nei Montepulciano abruzzesi, che con la sua personalità si è guadagnato uno dei dieci Sole della Guida Veronelli 2017, un meritato tributo che intende premiare anche il coraggio dei produttori tollesi e la loro volontà di distinguersi ammantando i propri vini di un’identità territoriale orgogliosamente esibita.

Marco Magnoli

 

 

 

 

 

 

 

 

Tullum Rosso Riserva 2011
Feudo Antico (Tollo, Chieti)

Scarichi la scheda tecnica del vino (pdf, 1 MB)

Download PDF

Leggi gli articoli de L'Assaggio

Articoli correlati

Scroll to top