Speciale Sole 2017: Antium Bellone 2015

in L'Assaggio • 28 marzo 2017 • di

L’Agro Pontino è una pianura di origine prevalentemente alluvionale estesa lungo la fascia costiera del Lazio, delimitata a sud e a ovest dal Mar Tirreno, a est dai Monti Lepini e Ausoni e a nord dal medio corso del fiume Astura e dai primi rilievi dei Colli Albani. Un tempo pressoché interamente ricoperta da paludi, vide i primi tentativi di risanamento già in età romana, poi proseguiti nei secoli fino a giungere all’integrale bonifica portata a compimento in epoca fascista. Nella zona si è sviluppata una fiorente attività agricola, favorita soprattutto dalla grande disponibilità di acqua e dalla giacitura pianeggiante dei terreni; molto diffusi sono, in particolare, le coltivazioni di ortaggi e gli allevamenti di bovini.

Anche per quanto riguarda la viticoltura, v’è chi ha intravisto nell’area ampie potenzialità di sviluppo. Dino Santarelli, esponente di una famiglia originaria di Amatrice ed attiva fin dai primi del Novecento nell’imprenditoria vinicola e nella ristorazione, rimase affascinato da questo territorio che, rispetto ad altre zone del Lazio, rappresentava un ambiente nuovo, tutto da esplorare dal punto di vista vitivinicolo. Nel 1967 acquistò una proprietà a Le Ferriere, in provincia di Latina, e fondò Casale del Giglio. Vera anima “enoica” dell’azienda è, però, il figlio Antonio, attuale titolare. Dietro suo impulso, infatti, nel 1985 ha preso le mosse l’ambizioso progetto di ricerca e sviluppo “Casale del Giglio”, approvato dall’Assessorato all’Agricoltura della Regione Lazio, al quale negli anni hanno collaborato, tra gli altri, il prof. Attilio Scienza dell’Università di Milano, il prof. Angelo Costacurta dell’Istituto Sperimentale per la Viticoltura di Conegliano e il prof. Fulvio Mattivi della Fondazione Mach – Istituto Agrario Provinciale San Michele all’Adige. Nei terreni della tenuta sono stati messi a dimora quasi 60 diversi vitigni sperimentali, ispirandosi ai modelli di coltivazione in uso a Bordeaux, in Australia e in California, tutti territori viticoli accomunati dalla prossimità alla costa marina, proprio come l’Agro Pontino che subisce l’influenza del Mar Tirreno. Negli anni Novanta gli sforzi si sono intensificati, anche con la collaborazione del trentino Paolo Tiefenthaler, tuttora enologo dell’azienda. La filosofia di Casale del Giglio si è, così, precisata intorno a quello che poteva apparire uno svantaggio, ma che si è rivelato, invece, un punto di forza; l’assenza di un passato enologico, infatti,  consente il massimo grado di libertà innovativa: «Lo sviluppo futuro della vitivinicoltura italiana non risiede solamente nel consolidamento dell’immagine di zone dalla grande tradizione, ma anche nel raggiungimento, attraverso opportune scelte viticole ed enologiche, di produzioni di alto livello in territori ancora poco conosciuti dal punto di vista del loro potenziale qualitativo viticolo ed enologico».

I risultati non si sono fatti attendere a lungo e Casale del Giglio è divenuta una delle aziende più dinamiche e convincenti del panorama peraltro un poco dimesso della viticoltura laziale. Vini bianchi e rossi di importante qualità ottenuti da vitigni internazionali (tra tutti il celebre Mater Matuta, uvaggio di syrah e petit verdot) hanno cominciato ad uscire con continuità dalle cantine dei Santarelli, la cui innovativa attività di ricerca è risultata fondamentale per ottenere, a partire dal 1990, l’autorizzazione alla coltivazione in provincia di Latina di nuovi vitigni raccomandati, quali chardonnay, sauvignon, syrah, petit verdot, cabernet sauvignon.

L’impegno dei Santarelli, volto all’introduzione di varietà di vite caratterizzate da un alto grado di interazione qualitativa con il territorio, non si è tuttavia seduto sui risultati raggiunti. Le sperimentazioni si sono ora orientate anche a vitigni autoctoni ormai un po’ desueti, reinterpretati attraverso pratiche agronomiche ed enologiche più mirate ed efficaci. È il caso del Bellone, varietà antichissima già nota in epoca romana e citata da Plinio come “uva pantastica” – conosciuta anche come “uva pane”, non si sa bene se per via della sua buccia spessa e consistente o perché i contadini erano soliti mangiarla col pane – diffusa nell’area che va dai Castelli Romani ai Monti Lepini. Dalla sua vinificazione in purezza, a partire dall’annata 2014 Casale del Giglio ottiene l’Antium, prodotto con grappoli coltivati in un vigneto franco di piede, impiantato nel 1950 su suoli sabbioso-limosi, nel quale a fine settembre si vendemmiano circa 60 quintali di uva per ettaro, poi lavorati con una preventiva criomacerazione a 8°C ed inizio fermentazione spontanea sulle bucce; dopo 2 giorni si procede, quindi, a pressatura ed inoculo di lieviti nel mosto, che continua la fermentazione in vasche d’acciaio da 50 hl a 20°C; in seguito il vino matura sui lieviti per 6 mesi in acciaio a 13°C, viene imbottigliato e riposa altri 2 mesi in bottiglia prima della commercializzazione. Alla sua seconda uscita, l’Antium Bellone Lazio 2015 si è già guadagnato il Sole di Veronelli grazie ad un fascino ed una personalità giocati sulla dolcezza delle note tropicali, di mango e di albicocca ben maturi rinfrescati da un leggero vezzo di erbe aromatiche, quasi un vago ricordo di timo; sul palato è freschissimo, con l’acidità guizzante e agrumata che dona slancio e profondità alla sensazione fruttata, sostenuta nel finale da un tocco appena amarognolo ma molto pulito.

Dopo il Fiano Colle dei Marmi 2013 dell’azienda Le Rose di Genzano, premiato nell’edizione 2016, per il secondo anno consecutivo la Guida Veronelli assegna, dunque, uno dei suoi Sole ad un vino proveniente dal Lazio, una regione che ormai da anni non figura nel ghota enologico nazionale. Con questi assai meritati riconoscimenti, speriamo di dare almeno un piccolo stimolo anche alle tante aziende laziali che ancora si accontentano di vivacchiare sugli antichi fasti perduti: chi osa e non ha timore di investire, di modernizzarsi, di trovare nuove vie o di reinterpretare quelle più tradizionali con progetti seri e ben condotti, di solito non manca di centrare i suoi ambiziosi obiettivi di qualità. Indizi più che incoraggianti in tal senso, come abbiamo visto, non fanno certo difetto.

Marco Magnoli

 

Antium Bellone Lazio 2015
Casale del Giglio (Le Ferriere, Latina)

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