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15/04/2008 L’Espresso? No, grazie. |
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Che non sarebbe stato un Vinitaly di routine era chiaro già da qualche tempo, visto cosa stava succedendo a Montalcino, ma nessuno si sarebbe aspettato che un macigno sotto forma di copertina potesse infliggere un così duro colpo alla credibilità di tutto il comparto enogastronomico italiano. La copertina de L’Espresso, Velenitaly, e le presunte notizie che venivano riportate sono state un vero e proprio attacco frontale a tutto il vino italiano ed alla sua maggiore manifestazione fieristica. Buttare in un unico calderone i problemi di Montalcino e vecchie sofisticazioni di vini di basso costo proprio nel corso del Vinitaly ha il sapore di un complotto ad orologeria ben calcolato per ottenere con il minor costo possibile il maggior danno possibile. Con un pressappochismo magistrale, si sono prese per buone e sono state poi diffuse notizie che nel giro di qualche giorno si sono sgonfiate e ridimensionate: bastava leggere la dichiarazione di Giorgio Grai, enologo di larga e antica fama, per capire che le notizie erano bufale costruite non si sa da chi, e poi riportate da addetti ai lavori maldestri e incauti che non si sono minimamente preoccupati di controllare ciò che andavano scrivendo, generando una confusione tale da far sembrare il Brunello un vino prodotto con veleni e concimi. Senza nulla togliere alla gravità di ciò che sta succedendo a Montalcino, un affare di cui parleremo ancora nei prossimi giorni, ed alla estrema gravità di ciò che è successo tra Puglia e Veneto nella produzione di vini industriali adulterati con acqua, zucchero di barbabietola, acidificanti (acido cloridrico) ed attivatori di lieviti (sali di ammonio), prodotti vietati in Italia ma permessi in altri Stati (lo zucchero in mezza Europa, acqua ed acido cloridrico in Australia, tanto per fare qualche esempio); ma tutto questo pasticcio nasce in una redazione che dispone di numerose e affermate firme enologiche come Enzo Vizzari, Ernesto Gentili e Fabio Rizzari, dei quali apprezziamo la presa di posizione, anche se l’avremmo preferita più tempestiva. Ora però, per capire esattamente come sono andate le cose, dobbiamo trovare delle risposte alle due domande basilari; la prima è la classica domanda che ci si pone in questi casi: a chi giova? La seconda è meno comune ma più rilevante: chi paga il conto? Si sono fatte molte congetture in questi agitati giorni di fiera, alcune probabili o verosimili, altre fantasiose e impercorribili, ma non vogliamo alimentare questo gioco inutile e sterile, tanto siamo sicuri che, nonostante l’impegno delle istituzioni, alla prima domanda nessuno darà mai una risposta. Sappiamo, invece, benissimo chi pagherà il conto: saranno tutti i bravi ed onesti vignaioli d’Italia che dovranno faticare di più, spendere di più, viaggiare di più per recuperare la credibilità che meritano. E allora il conto mandatelo a Gruppo Editoriale L’Espresso s.p.a., via Cristoforo Colombo 149 - 00147 Roma, Partita IVA 00906801006. G.B. |
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