Le due verticali di Ca’ del Bosco – Atto II

in L'Approfondimento • 22 novembre 2017 • di

Fotografia di Mimmo Jodice, dalla collezione Ca’ del Bosco raccolta nel libro “11 fotografi 1 vino” (Skira)

Siamo così giunti alla seconda e più impegnativa verticale, quella che ha avuto per interprete il Franciacorta Cuvée Annamaria Clementi nato con il millesimo 1989, ma che ha in pratica raccolto ed ereditato le precedenti esperienze dei Millesimati di Ca’ del Bosco, iniziate nel 1979. Otto le annate scelte: 1985, 1990, 1996, 1999, 2001, 2005 e 2006. presentate però in ordine opposto, dalla più recente alla più vecchia. E qui devo svelare un mio piccolo disappunto, perché questa verticale l’avrei preferita con direzione ascendente in quanto, come avremo modo di dire, si è trattato di una degustazione verticale con il botto finale e, quindi, sarebbe stato più efficace e significativo ascoltare il botto vicino al vino del 2006 piuttosto che a quello del trentaduenne 1985. Ma non importa; tanto, come ho accennato sopra, si può sempre ingranare la retro e ripercorre in senso opposto il tragitto predisposto.

La Cuvée Annamaria Clementi (ma anche i Millesimati precedenti) inizialmente assemblava il 35% di Chardonnay, il 35% di Pinot Bianco e il 30% di Pinot Nero provenienti da 11 diverse vigne; ma queste quote furono presto modificate, portando quasi stabilmente la quota di Chardonnay al 55%, il Pinot Bianco al 25% e il Pinot Nero al 20%. Le vigne di riferimento nel frattempo sono cresciute fino ad arrivare a 25 e il periodo vendemmiale è progressivamente passato dalla prima decade di settembre alla terza decade di agosto. Le rese di uva per ettaro variano secondo le annate da un minimo di 75 q.li fino a 95 q.li.

I vini che compongono la Cuvée sono fermentati in barrique di rovere francese di secondo passaggio e sempre in legno si affinano fino alla primavera successiva.

Anche per questo vino viene adottato il rigido Metodo Ca’ del Bosco, ma essendo un Millesimato le diverse e contrastanti influenze climatiche saranno inevitabilmente più pronunciate che nei vini assemblati con diversi millesimi, e per questa ragione converrà, seppur brevemente, fare una descrizione del carattere delle diverse Cuvée iniziando da quelle più anziane. Non dimentichiamo, inoltre, che anche queste bottiglie sono state conservate in punta fino a pochi giorni prima della degustazione e degorgiate à la volée senza aggiunta alcuna; diversamente, quindi, dalle bottiglie che sono andate sul mercato, questi vini sono a Dosaggio Zero.

Franciacorta Brut Millesimato 1985 – Prevalgono note di torrone con miele, mandorla e nocciola, un po’ di felce e fungo con scorza d’arancia candita. Il frutto è dolce con mele e pere cotte, di decisa cremosità tattile. Delicato il finale, abbastanza fresco con una struttura un po’ fragile. Ma dopo 31 anni e 7 mesi sui lieviti non possiamo pretendere altro.

Franciacorta Brut Cuvée Annamaria Clementi 1990 – Bel colore paglierino caldo ed integro; il profumo parte con frutto maturo insaporito da spezie un po’ piccanti, poi agrumi canditi, rosa appassita e fiori di glicine, quasi di cipria in polvere. Buona la dolcezza fruttata, ma con uno stacco acido e vegetale piuttosto marcato; generoso e vivace con tocco balsamico nel finale, di grande fascino e classe superiore.

Franciacorta Brut Cuvée Annamaria Clementi 1996 – il colore è molto caldo con impressioni perfino rosate. Il profumo è molto maturo con frutta tropicale e pompelmo, fiori essiccati e spezie morbide e fini. Straordinaria la dolcezza del frutto, ancora spezie dolci ma senza troppi cedimenti vanigliati; ha una perfetta espressività e profondità che donano vitalità ed eleganza.

Fotografia di Ferdinando Scianna, dalla collezione Ca’ del Bosco raccolta nel libro “11 fotografi 1 vino” (Skira)

Franciacorta Brut Cuvée Annamaria Clementi 1999 – Leggero colore paglierino e forte impatto olfattivo con frutto maturo vagamente evoluto, un tocco di pompelmo e ancora spezie dolci leggermente vanigliate, ma anche pepate. Sul palato il frutto maturo e le spezie morbide fanno assumere al gusto un carattere cremoso, burroso, nocciolato e di cioccolato bianco. Acidità e carbonica si alleano donando un finale ancora fragrante e stuzzicante.

Franciacorta Brut Cuvée Annamaria Clementi 2001 – Il colore è paglierino chiaro e lucente; il profumo intenso ed ampio mette progressivamente in risalto note molto speziate anche un po’ piccanti con pepe e zenzero; poi il frutto molto dolce evidenzia un poco di banana, ma anche pompelmo con scorza amarognola e si chiude con un timbro vegetale di rabarbaro e china. Al gusto arrivano le stesse sensazioni con lievito, frutti fragranti ed ancora un poco di mandorla amara nel finale fine e persistente.

Franciacorta Brut Riserva Cuvée Annamaria Clementi 2005 – il finissimo perlage dona lucentezza al colore paglierino chiaro; una buona ed energica spinta fruttata supera lo stacco speziato e tostato e ci conduce su note di crosta di pane e di torta di mele con leggere impressioni agrumate. Grande freschezza e fragranza al gusto tutto fruttato e ravvivato da accenni vegetali mentolati, in procinto di diventare balsamici. Eleganza, consistenza e complessità gli aggettivi che gli si addicono.

Franciacorta Brut Riserva Cuvée Annamaria Clementi 2006 – Lucente colore paglierino ove fluttuano colonnine di finissimo perlage; in apertura il profumo mette in rilievo uno slancio appena tostato con toni speziati dolci e frutta molto matura, tropicale, ma ravvivata da un’acidità spiccata e fresca, nettamente agrumata, molto fine e complesso. Si ripetono queste impressioni anche al gusto con una bella mela matura, un tocco di acacia, nocciola e biscotto per una finissima dolcezza conclusiva, animata da un’emissione di anidride carbonica che stuzzica il palato e porta ad un ricco ed appagante finale. Capirete: qui siamo solo a 10 anni e sette mesi sui lieviti.

Ora, però, dobbiamo arrivare al botto finale; meglio, ai botti finali, perché le sorprese che Ca’ del Bosco ci ha riservato sono più di una. Come avrete ormai intuito dal nostro racconto, questo 2017 è l’anno delle svolte; alcune nate in questo stesso anno, mentre un’altra, importantissima, ha preso l’avvio nel 2008 e si svilupperà con il prossimo anno. Le più recenti sono sostanzialmente trasformazioni stilistiche ed estetiche; quella del 2008 è invece una trasformazione fondamentale, strutturale ed etica. Vediamole.

L’etichetta di questa preziosa cuvée è sempre stata titolata Ca’ del Bosco con sottotitolo Cuvée Annamaria Clementi; anche nella versione Rosé, nata con il millesimo 2003, la gerarchia era questa. Con il 2008 l’ordine viene ribaltato e Annamaria Clementi, madre di Maurizio Zanella, si prende la posizione centrale, riconoscendo a questa fenomenale mamma il merito di aver inconsapevolmente fondato Ca’ del Bosco; a lei si dedica, quindi e giustamente, il vino più prestigioso. In secondo luogo, la carta con la quale si realizzano le etichette è frutto di una specifica ricerca che tende a conferirle la stessa sensazione tattile della terra ove nascono le uve per questo vino. Poi c’è un ritorno al passato, con l’abbandono della gabbietta per ancorare il tappo alla bottiglia e la sua sostituzione con la graffa metallica, la stessa con la quale furono confezionate le prime bottiglie di Ca’ del Bosco. Per rafforzare il concetto del valore del territorio, della maturità raggiunta dai vigneti e dell’esperienza tecnologica acquisita in più di 30 anni di lavoro, i prossimi Franciacorta Cuvée Annamaria Clementi saranno a Dosaggio Zero, eccezion fatta per la versione Rosé, a base di solo Pinot Nero, che necessiterà in alcune annate di piccolissime aggiunte di zucchero e quindi ricadente nella tipologia Extra Brut.

Sappiamo che Ca’ del Bosco è sempre stata attenta alla sperimentazione viticola ed enologica, alla salvaguardia dell’ambiente con l’adozione di protocolli biologici (anche se non sbandierati) e alla salubrità del vino, ed è proprio da questi impegni etici che nasce la più importante novità in Franciacorta (e non solo): dal 2008 l’azienda si è dotata di un imponente impianto per il lavaggio e l’asciugatura delle uve appena vendemmiate. Dopo due cicli di lavaggio e un risciacquo finale, i grappoli vengono privati delle impurità di ogni genere e del 95% dei residui di zolfo e rame usati per la lotta contro le crittogame. In questo modo si ottengono dei mosti più ricchi perché non chiarificati, che necessitano, quindi, solo di minime aggiunte di anidride solforosa, il che migliora l’efficienza fermentativa dei lieviti. Si ottengono così vini più ricchi, intensi e puliti, più salubri, a tutto vantaggio della loro qualità organolettica. Poiché ormai tutte le uve Ca’ del Bosco subiscono questo trattamento igienico sanitario, la doppia linea di lavaggio già operante dal 2008 dovrà essere raddoppiata anche perché i tempi di vendemmia in questi ultimi anni si stanno sempre più concentrando in pochissimi giorni utili per ottenere le giuste ed opportune maturità delle uve.

Ed è con la presentazione delle nuove annate del Franciacorta Riserva Cuvée Annamaria Clementi Dosage Zero 2008 e del Franciacorta Riserva Rosé Cuvée Annamaria Clementi Extra Brut 2008 che arriva il botto finale, quello che crea stupore e meraviglia. Siamo di fronte a due capolavori enologici che hanno acquistato, rispetto ai loro predecessori, un’intensità olfattiva e gustativa, un’integrità fruttata, un’ampiezza ed un’eleganza mai sentite in vini italiani. E il grande salto di qualità è dovuto principalmente alla “spa dei grappoli” che mette le uve nelle loro migliori condizioni fisiche per poter dare un mosto integro e con scarsi apporti protettivi. Siamo andati subito a controllare i nostri appunti di degustazione della precedente verticale della Cuvée Prestige per verificare se anche in quel caso il 2008 avesse determinato un salto qualitativo; ecco quanto scrivemmo: “bella espressione fruttata tropicale ed agrumata, cedrata, anche ben speziato, molto fine e consistente”. E ancora, all’assaggio frettoloso del Franciacorta Riserva Vintage Collection Dosage Zéro Noir 2008, un vino con il quale abbiamo avuto in passato una scarsa confidenza, avemmo il tempo di scrivere solo: “gran profumo e grande ampiezza e potenza, ottimo spessore gustativo, pieno e profondo, superbo”. Innegabile, quindi, che questa tecnologia sia in grado di dare una spinta qualitativa indiscutibile.

Vini così buoni ed esplosivi, i due nuovi Annamaria Clementi, che non proviamo neppure a raccontarvi per non togliervi la gioia di scoprirli voi stessi quando vi succederà di stapparne (con molta attenzione per la graffa) una bottiglia, cogliere immediatamente i profumi emanati dalla dallo stretto collo, mescerlo in un ampio calice a tulipano (i flûte li avrete rottamati già da tempo), osservarne il colore ed il perlage e ascoltarne il racconto, così come cinquant’anni fa ci insegnò a fare Luigi Veronelli. Perché è giusto che le scienze e conoscenze, le tecniche e le tecnologie migliorino sempre più, ma alla fine è il vino che parla e noi dobbiamo solo essere pronti ad ascoltarlo.

 

Gigi Brozzoni

 

Sull’argomento legga anche:

A proposito di degustazioni verticali, di Gigi Brozzoni

Le due verticali di Ca’ del Bosco – Atto I, di Gigi Brozzoni

 

Download PDF

Leggi gli articoli de L'Approfondimento

Articoli correlati

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Scroll to top