I vini dell’avvenire: Rossounito e Bollicine senza frontiere

in Il vino racconta • 15 Dicembre 2014 • di

campesinos rumanosFranco è il frontman dell’azienda Aurora di Offida: chi lo incontra nei percorsi fieristici (da Fornovo a La Terra Trema) sa che è il portavoce di un progetto che nacque nel 1979 e che vide un gruppo di barricadieri sanbenedettesi ed offidani tramutare i sogni di gioventù in un disegno condiviso: coltivare la terra, piantare e allevare viti, fare il vino.

Quello spirito di allora è rimasto: ha solcato gli anni, ha travalicato diverse tempeste, ma è ancora lì, bello e vivo. E oggi si incarna in due nuove idee, che diventeranno, presto, tre: Rossounito, Bollicine senza frontiere e, quindi, Sciampagnepertutti. E non da soli, ma con altri che condividono lo stesso orizzonte politico: la cooperativa La Viranda dall’Alto Monferrato, ’A Vita che prorompe sulle colline di Cirò affacciate sulle rive dello Jonio, tra il mare e le montagne della Sila. E, infine, la cooperativa Valli Unite da Costa Vescovato in provincia di Alessandria. Per le Bollicine senza frontiere L’Acino prende il posto di ‘A Vita.

Il progetto “Rossounito” nasce, non a caso, negli anfratti del Centro Sociale Occupato Forte Prenestino di Roma. Mi racconta Franco che alla base della produzione di questi nuovi vini ci sono due elementi tra loro collegati: comunicare uno stile di vita e un modo di pensare alla produzione; e poi la biodiversità come fattore coessenziale ad ogni tipo di produzione agricola.

“Come si fa a pensare”, mi dice Franco, “alla biodiversità come condizione di compenetrazione tra diverse configurazioni naturali e umane e poi sostenere monoculture viticole”? Il seminativo, gli orti, il bosco non sono soltanto aspetti estetico – letterari di un piccolo mondo antico in via di dissolvimento scenico, ma sono l’essenza di un modo di pensare l’interazione fra diversi aspetti, essenziali, che informano l’attività agricola.

Chi meglio di alcune menti dislocate in territori lontani può pensare che un’idea di mondo trovi la sua piena realizzazione in una bottiglia di vino? Se non in un momento collettivo, attorno ad un tavolino e ad un’altra bottiglia di vino, fuori dall’autoreferenzialità che condiziona molte prodighe menti viticole?

campesinosAurora dà il suo Montepulciano del 2011; La Viranda il suo Barbera del 2011, A’ Vita il Gaglioppo del 2011 , a due anni dal loro invecchiamento; Valli Unite il suo giovane Dolcetto.

In quali quantità?

“A seconda degli anni”, bofonchia Franco. “Nel 2010 c’era più Gaglioppo, mentre nel 2011 di meno, perché l’annata era troppo calda. Il Dolcetto sta intorno al 15%.”

Insomma stiamo parlando di un vino che tiene dentro, in un equilibrio evolutivo avventuroso e rocambolesco, potenze tanniche, intensità imperturbabili, brezze marine, frutti rossi succulenti, maturi, sabbie e spezie d’oltremare, tannini aggraziati e acidità prodighe di futuro. Otto euro e mezzo, circa, in enoteca.

Bollicine senza frontiere guarda al fratello maggiore da una distanza piuttosto ravvicinata: il Pecorino è quello di Aurora; lo Chardonnay di La Viranda; il Cortese di Valli Unite e, infine, il Mantonico, dalla terra rossa ed argillosa della Piana di Sibari, dell’azienda L’Acino. Quest’ultima realtà viene inglobata nel collettivo del quadrumvirato rivoluzionario Strade Sterrate nel 2014.

Bollicine senza frontiere è una rifermentazione in bottiglia, secondo il metodo ancestrale, senza l’aggiunta di lieviti né di zucchero. Anche questo vino, a parte le bolle che scappano qua e là, non si fa mancare davvero nulla: la Passerina, da sola, regge l’impalcatura; il Cortese e lo Chardonnay sbarazzano in freschezza e il Mantonico concede rotondità, soavità e morbidezza. Euro sei, circa, dovunque.

E poi l’ultimo, ancora in gestazione: un metodo classico popolare, con le stesse uve delle bollicine senza frontiere, ad eccezione del Pinot nero che andrà a sostituire lo Chardonnay. Siamo in attesa del lieto evento.

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