I Frescobaldi e il vino di Gorgona

in L'Assaggio • 16 giugno 2017 • di

Nel 2012 diversi produttori di vino italiani vennero interpellati dalla direzione dell’Istituto di Pena di Gorgona per verificare il loro interesse a sovrintendere alla gestione del vigneto e della cantina condotti dai detenuti. All’invito rispose solo Lamberto Frescobaldi e ne è nata una bella storia di vino e umanità.

Gorgona è la più piccola isola dell’arcipelago toscano, si trova al largo di Livorno ed è l’ultima isola-penitenziario d’Italia. Attiva dal 1869, si tratta di una colonia penale all’avanguardia, dove i carcerati trascorrono l’ultima parte del periodo detentivo lavorando all’aria aperta impegnati in occupazioni volte al loro reinserimento in società. Tra queste v’è anche la viticoltura, un’attività presente sull’isola fin dal 1872, quando Angelo Biagio Biamonti, all’epoca direttore del carcere, promosse l’impianto dei primi tremila ceppi di vite nella parte più a sud dell’isola.
L’impegno dei Frescobaldi si è, così, concretizzato nel progetto “Frescobaldi per il Sociale”, che dall’agosto 2012 ha appunto l’obiettivo di trasferire competenze utili ai detenuti al termine della loro detenzione, al momento di ritornare alla vita in società. Il progetto prevede un investimento di circa 100.000 euro all’anno da parte dell’azienda e in cinque anni dal suo esordio ha visto il coinvolgimento di numerosi carcerati (alcuni dei quali sono stati in seguito assunti da aziende vitivinicole grazie all’esperienza acquisita) che, con la collaborazione e la supervisione degli agronomi e degli enologi di Frescobaldi, coltivano e vinificano le uve di una vigna di vermentino e ansonica  piantata circa 25 anni fa in una zona dell’isola riparata dai venti, nel cuore di un anfiteatro da cui si domina il mare.

Lamberto Frescobaldi

È stato lo stesso Lamberto Frescobaldi a narrare con emozionata partecipazione la sua esperienza a Gorgona, in occasione di un’esclusiva degustazione delle cinque annate fino ad ora prodotte di Gorgona Bianco Costa Toscana, che si è svolta martedì 13 giugno presso l’Hotel Four Seasons di Milano. Al di là degli aspetti tecnici, è stato interessante ascoltare gli aneddoti e i risvolti più squisitamente umani del progetto, ben riassunti nella vicenda del primo cantiniere incontrato dai Frescobaldi nelle cantine del carcere, un albanese di religione musulmana scelto dalla direzione per quel compito poiché – essendo ovviamente proibito bere alcolici in regime di detenzione – per via dei precetti del suo credo offriva le migliori garanzie di non cadere in tentazione approfittando del vino affidato alle sue cure. Le situazioni più bizzarre sono proprio quelle legate al rispetto delle più elementari e sacrosante regole di condotta carceraria, quale ad esempio la difficoltà di recarsi in vigna all’alba per effettuare tutte quelle operazioni che necessitano di clima fresco (come i trattamenti contro l’oidio), dal momento che a quell’ora i detenuti hanno l’obbligo di trovarsi in cella. Tutti impedimenti e limitazioni comunque superati con il buon senso e la collaborazione della direzione e del personale della Casa Penale, mossi dalla priorità di garantire opportunità di riscatto e rieducazione ai detenuti. È, del resto, dimostrato che offrire una speranza e una possibilità di reinserimento ai carcerati fa crollare il rischio di recidiva dall’80 al 20%. Nel corso di questi anni, si è anche lavorato per ampliare il potenziale produttivo dell’isola impiantando un ulteriore ettaro di vermentino, vitigno preferito all’ansonica in quanto considerato più adatto ed espressivo nel contesto pedo-climatico dell’isola.

I vigneti di Gorgona

Passando alla degustazione vera e propria, il Gorgona Bianco è parso un vino tutt’altro che banale. Prodotto con vermentino e ansonica coltivati a 60 metri s.l.m. su rocce metamorfiche di origine magmatica, in una vigna esposta ad est ed allevata a Guyot, dopo la fermentazione alcolica subisce una parziale fermentazione malolattica e viene affinato per 7 mesi in contenitori di acciaio e legno (barrique di secondo passaggio) per una produzione di poco più di 3000 bottiglie all’anno.
Assaggiando i millesimi 2012, 2013, 2014, 2015 e 2016, ciò che più ci ha colpito e convinto è stata la progressione qualitativa dimostrata dal vino annata dopo annata, segno che i Frescobaldi a Gorgona stanno attuando un progetto dinamico, costruttivo e ben pianificato. Si è, infatti, partiti da un 2012 piuttosto condizionato dal legno, con evidenti note di tostatura e caffè, dietro alle quali si intuiva un dolce frutto tropicale, per proseguire con un 2013 più libero e aggraziato, stuzzicato da un vaghissimo cenno di idrocarburi e da un’acidità fresca, ma ancora un poco amarognolo e corto nel finale, e passare quindi ad un 2014 dove finalmente si incominciano ad intravedere con maggior nitore le potenzialità del vino, suggerite da fragranti ritorni fruttati capaci di interagire in modo più sicuro e conveniente con gli aromi del legno, risolvendosi in una sensazione olfattiva e gustativa più complessa e stimolante; un carattere per certi versi più severo e rigoroso, dovuto senz’altro ad un’annata che si è contraddistinta per la sua piovosità, ma che è alla fine riuscita a regalare un vino singolare, particolarmente sapido e ricco di contrasti e sfumature. È, però, il 2015 a segnare una decisa svolta espressiva, con un legno molto garbato che lascia campo aperto alle note fruttate e floreali più dolci, riproposte sul palato pungolate dalla stimolante salinità e da un’acidità piacevolmente agrumata. Ancora più preciso e definito, infine, il neonato 2016 (al quale, insieme al 2014, è andata la nostra predilezione), con i suoi intensi profumi di frutta tropicale e fiori fragranti, la bella progressione sul palato, gustosa, consistente, fresca e lineare, che si perde in un finale lungo e morbido, privo di qualsiasi elemento amaricante. Seppur con differenze spesso marcate, ogni annata ha sfoggiato una gradevolissima freschezza e agilità di beva, ben più di quanto ci si potesse aspettare da uve maturate su una minuscola e scoscesa isola nel bel mezzo del Mar Tirreno.
Un vino, insomma, che è cresciuto dimostrando una sempre miglior confidenza con le uve e il territorio da parte di chi lo produce. L’evoluzione stilistica sembra, infatti, dovuta ad un affinamento della tecnica in funzione delle caratteristiche della materia prima e, forse ancor di più, ad un deciso miglioramento della qualità delle uve vinificate, sicuramente frutto di una gestione più attenta ed accurata del vigneto.
Un plauso va, infine, al pregevole lavoro di Simonetta Doni, che per il Gorgona Bianco ha ideato un’etichetta davvero originale, una pagina di giornale che ad ogni annata racconta il progetto, il vino, le emozioni, le storie e le suggestioni.

Non possiamo, quindi, che rallegrarci per il bel progetto dei Frescobaldi e per la dedizione e la passione dimostrate dai detenuti di Gorgona. Si è detto che nel carcere è proibito bere alcolici; ebbene, tale ferrea regola ha un’eccezione: il giorno della presentazione del nuovo millesimo, che ogni anno si svolge tassativamente sull’isola, è consentito degustare il Gorgona Bianco a tutti coloro che hanno partecipato alla sua realizzazione.
Anche di queste storie e speranze è fatto il vino.

Marco Magnoli

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