Guide, campioni e… spazi di libertà

in L'Editoriale • 30 Luglio 2014 • di

Il Seminario Veronelli al fianco di Fondazione Acra-Ccs a sostegno del progetto “Hungry for rights”

logoDEF_HungryForRightsPiù volte ho dedicato “L’Editoriale” a difendere il valore di una critica gastronomica competente, a ribadire come tanto per chi produce quanto per chi sceglie e consuma sia utile confrontarsi con uno sguardo terzo in grado di fornire “chiavi d’accesso” alla cultura materiale, di proporre un giudizio estetico che sia, contemporaneamente, eticamente ineccepibile, motivato dal punto di vista tecnico e comprensibile a tutti. Per il modo in cui concepisco il lavoro di chi parla e scrive di vino, questa dovrebbe essere la base su cui fondare un metodo di degustazione, un punto di vista, una scala di valutazione. Spero di non infrangere il candido immaginario di nessuno affermando che – esattamente come qualunque altro settore – quello della gastronomia deve misurarsi con la concretezza economica del quotidiano e con le ambizioni (economiche e no) degli individui e delle loro organizzazioni.

A cosa mi riferisco? Alle domande scomode che da sempre circolano nel mondo del vino senza mai trovare una risposta adeguata: come campa un giornalista gastronomico? qual è il peso di un editore o di un inserzionista nell’orientare i contenuti di una pubblicazione? quali fattori del tutto estranei alla qualità del prodotto influenzano il giudizio delle guide? quale valutazione può dare un giornalista dei vini di un’azienda che lo ha ospitato, mantenuto e divertito per giorni, come avviene nei consueti press tour? Domande legittime che individuano altrettanti nodi da sciogliere, questioni scottanti e complesse che bisognerebbe affrontare con il giusto equilibrio e che, invece, vengono costantemente evitate. Talvolta – nei casi più comici e sconcertanti – a tali domande seguono reazioni scomposte, pubblici anatemi, accuse di “lesa maestà”.

L’esperienza insegna che la caccia alle streghe è più pericolosa della stregoneria… ma è anche vero che un’espressione, altrimenti splendida, come omnia munda mundis non può essere applicata alle questioni di denaro. Che fare? Al Seminario Veronelli abbiamo deciso di provare a porcele, quelle domande, una per volta e, ci auguriamo, con il giusto equilibrio. La prima? Eccola: dove vanno a finire i campioni in soprannumero che le aziende mandano, ogni anno, alle guide? Per formulare una risposta, la nostra risposta, siamo partiti dalla nostra identità di associazione senza scopo di lucro, dalla strategicità di questa collocazione nel rendere possibile lo “sguardo terzo” di cui accennavo in apertura. Da associazione senza scopo di lucro riteniamo di poterci occupare non solo di critica gastronomica – con tutti i limiti imposti dalla concretezza del quotidiano, senza l’interferenza dell’ambizione (economica e no) – ma di ogni questione legata al cibo, soprattutto se politicamente e socialmente rilevante. Il piano di rilancio presentato lo scorso gennaio al consiglio direttivo ha individuato una “macroarea welfare” tra le cinque su cui vogliamo lavorare nel prossimo futuro. Riteniamo, infatti, che tra i compiti del Seminario Veronelli vi sia quello di promuovere e sostenere per conto degli Associati progetti con obiettivi etici e sociali in ambito agroalimentare.

All’interno di questo percorso è avvenuto l’incontro, in aprile, con Fondazione Acra-Ccs, un’organizzazione non governativa laica e indipendente, impegnata nel rimuovere le povertà attraverso soluzioni sostenibili, innovative e partecipate, con particolare attenzione alle periferie del pianeta e alle fasce di marginalità nel Nord come nel Sud del Mondo.

Per la redazione della Guida Oro I Vini di Veronelli richiediamo due campioni per ciascun vino, così da poter rimediare, se necessario, ad eventuali problemi di tappo oppure eseguire verifiche su vini che a un primo assaggio destano qualche perplessità. Quest’anno i campioni risultati in soprannumero al termine della fase di redazione – d’accordo con le aziende aderenti, alle quali l’abbiamo comunicato mesi fa – saranno donati alla Fondazione Acra-Ccs, a sostegno del più veronelliano dei progetti internazionali di cui la Fondazione è partner: Hungry for rights. Il progetto mira a diffondere e rafforzare la consapevolezza su tematiche chiave dello sviluppo come i sistemi agro-alimentari alternativi (Alternative Food Systems – AFS), intesi come soluzioni locali dal basso per contrastare la fame e al tempo stesso promuovere la coesione sociale. Le bottiglie donate saranno utilizzate dalla Fondazione per eventi pubblici destinati alla raccolta fondi per finanziare il progetto (ne daremo puntuale aggiornamento).

Un contributo minimo, quello del Seminario Veronelli e delle aziende aderenti alla guida, per un grande progetto. Un modo concreto per tenere al centro delle nostre attività associative la sensibilità sociale di Luigi Veronelli nel decennale della morte, per usare gli spazi di libertà di cui ciascun individuo, ciascuna organizzazione dispone al fine di innescare cambiamenti virtuosi. Magari a partire dal mondo a noi più vicino, quello di chi scrive e di chi legge di vino.

Andrea Bonini

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