PDFStampa

L’ASSAGGIO
di Marco Magnoli

Oggi il nostro Assaggio sarà un po’ diverso dal solito. In questa rubrica siamo, infatti, abituati a presentare un vino con tutti i suoi dati «anagrafici»: Denominazione, nome, annata, produttore e via di seguito.

Stavolta, invece, vorrei proporvi un vino anonimo e generico, un vino che dovrete provare voi a riempire delle sue coordinate, ciascuno secondo la propria sensibilità ed emotività.

La tremenda prova che stiamo vivendo, quando finalmente sarà passata, credo lascerà in ognuno di noi un bagaglio di episodi, stati d’animo e impressioni che peseranno a lungo sul nostro spirito e che faticheremo a buttarci alle spalle. Spesso si tratta di momenti che, sebbene si siano consolidati nell’arco di poche settimane, sono divenuti ormai routine o fissazione.

Foto di L. Monasta


Per quanto mi riguarda, in questi giorni di ritiro e riflessione domestici ho instaurato, fra le altre fisime, una sorta di rito quotidiano.

Quasi per cercare, tra la solitudine delle strade e delle piazze, una compartecipazione al mio restare solo, ho preso l’abitudine di osservare intorno a mezzogiorno le immagini catturate in diretta dalle numerose webcam sparse nelle nostre città. 

Ve n’è una, in particolare, che mi sta molto a cuore. È puntata su uno dei grandi viali di Milano, posizionata all’angolo di un edificio borghese, proprio di fianco al balcone di un appartamento al primo piano. Tutti i giorni, per diversi giorni, alla mezza in punto quella webcam era solita riprendere un anziano signore poggiato alla balaustra, intento ad osservare il viale sottostante con aria malinconica e sconsolata. Non so chi sia, quel signore, ma per me era diventato un amico col quale condividere il comune senso di angoscia addolcendolo con un pizzico di umanità, con un poco di quella vicinanza di cui ormai da tempo dobbiamo necessariamente privarci.

Foto di L. Monasta

Ebbene, da un paio di settimane almeno il mio ignaro amico non c’è più; torno puntuale al nostro appuntamento, ma lui manca, non sta più lì appoggiato al suo parapetto.

Dopo il primo sconcerto e scoramento, con miriadi di pensieri preoccupati che si affollavano nella mente quasi si fosse trattato di un’antica e intima conoscenza, ho iniziato, però, a sperare – anzi, ormai voglio ritenerla una certezza – che abbia solo cambiato orario per le sue uscite in balcone e lo immagino seduto a tavola per pranzare con accanto un bel bicchiere del suo vino preferito.

Non ho idea di quale vino possa bere. Considerando la città in cui vive e la sua età, potrebbe essere un devoto della Bonarda dell’Oltrepò Pavese, quella d’antan, mossa, abboccata, ma acidissima e beverina, per la quale Milano è stato a lungo un mercato «assorbitutto»; oppure potrebbe avere gusti più ricercati ed essere un cultore del Barolo o dei vini francesi più raffinati.

Foto di M. Monasta


Tutto ciò, però, non ha importanza. Ora la mia nuova fissa è diventata quella di aspettarlo, di attendere il suo ritorno per gridargli forte un saluto e stappare una bottiglia del suo vino prediletto, sia esso un rozzo e zergo vinello, oppure un capolavoro dell’enologia.

Ci sono, infatti, momenti – e davvero mai avrei pensato di poterlo scrivere con tanta convinzione – in cui la qualità e l’eccellenza di un vino contano poco o nulla. Sono i momenti nei quali il vino ritorna ad essere schiettamente e genuinamente veicolo di condivisione, di «simpatia» o, meglio, di «compassione» ruolo che sa incarnare in modo straordinario.

Insieme al mio inconsapevole amico stapperemo quel che vorrà e ne berremo con gioia, godendo di un armonico ed avvolgente equilibrio oppure storcendo un poco il naso e schioccando la lingua sul palato, con l’animo ringagliardito da qualche tono appena greve o da un’acidità selvaggia: sarà comunque tutto così bello, vivo e, di nuovo, semplicemente umano.


L’assaggio vino cinque terre

MARCO MAGNOLI

Deve alla tradizione familiare la passione per i vini di qualità e a Luigi Veronelli, incontrato nel 2001, l’incoraggiamento a occuparsi di critica enologica. Dal 2003 è collaboratore del Seminario Permanente Luigi Veronelli. È tra i curatori della Guida Oro I Vini di Veronelli.