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Le Anteprime 2020 secondo Gigi Brozzoni

Vino Toscana anteprime 2020
Gigi Brozzoni all’Anteprima Vernaccia di San Gimignano 2020

Dal 17 al 22 febbraio eravamo in Toscana per partecipare alle Anteprime delle più note e classiche denominazioni toscane, vale a dire, in ordine cronologico, Chianti Classico, Vernaccia di San Gimignano, Vino Nobile di Montepulciano e Brunello di Montalcino. Per la cronaca, nel precedente fine settimana si erano svolte le anteprime del Chianti e del Morellino di Scansano alle quali noi non abbiamo partecipato.

Morellino e Montepulciano: indebolire una DOCG?

Sono di questi ultimi giorni le notizie che due delle Denominazioni di Origine Controllata e Garantita (DOCG), cioè le denominazioni al vertice qualitativo, Morellino di Scansano e Vino nobile di Montepulciano, potranno riportare in etichetta il termine Toscana. Sarà utile ricordare ai nostri amici/lettori che il termine Toscana su una bottiglia di vino sta ad indicare una Indicazione Geografica Tipica (IGT) o, a scelta, Protetta (IGP), che si colloca sul gradino più basso della scala gerarchica delle produzioni vinicole regolamentate da specifici disciplinari di produzione: più sommari per i vini IGT, più severi per i vini DOC e ancor più restrittivi per quelli a DOCG. Orbene, a parte la perplessità data dalla liceità di accumulare, e quindi mischiare, una categoria di vini con altra categoria, qualcuno riesce a spiegarci come sia possibile rendere più incisiva una DOCG edulcorandola con una IGT?

Tutti quanti a spiegare ai consumatori di tutto il mondo le differenze tra le nostre tre categorie di produzione, tanto tempo e denaro spesi per far capire i vantaggi di un regolamento più specifico e distinto, per scoprire che i nostri sforzi sono stati vani, inutili. Ora per fare chiarezza si fa un incomprensibile mix di termini geografici dal valore unicamente turistico.

IGT, Indicazioni Geografiche Turistiche, intanto l’acronimo non cambia.

Chianti Classico: «vini moderni in Toscana»

Ma veniamo ai vini, che in definitiva sono ciò di cui più ci importa. Partiremo dall’inizio del nostro viaggio, vale a dire dal Chianti Classico. Il suo è un cammino lento ma continuo, inesorabile, che ci porta ad avere vini sempre più specifici, più precisi e più annodati al territorio d’origine e alla sua storica e specifica vocazionalità.

È da questa denominazione che parte quella corrente che vogliamo chiamare dei «vini moderni in Toscana». Ci rendiamo conto, però, di dover spiegare per bene questo concetto, così da non confonderlo con una delle tante variabili stilistiche che si incontrano al giorno d’oggi.

La recente storia vitivinicola del nostro paese ci ha visti impegnati nel rincorrere gli stili e il prestigio della vitivinicoltura francese con passo spedito e idee piuttosto chiare e ben meditate, fin quando non ci siamo imbattuti (ma forse sarebbe meglio dire che siamo stati sedotti e travolti) dal ventennio australo-californiano che ha sconvolto persino la storica e solida scuola francese. I vini a cavallo del Millennio dovevano essere scuri, densi, alcolici, concentrati, super-estratti e iper-maturi. In un bel saggio dall’eloquente titolo I barbari. Saggio sulla mutazione, Alessandro Baricco ha inserito un capitolo dedicato a questo nuovo mondo del vino internazionale, che ha cambiato il gusto del pubblico e modificato le abitudini alimentari dei moderni consumatori. Persino le Università di mezzo mondo, comprese le nostre, sono andate alla ricerca di varietà e cloni, tecniche e tecnologie che potessero dare più colore e più masticabilità ai vini inseguendo l’agognato Modello Unico del Vino (MUV).

Per nostra fortuna non tutti i viticoltori italiani, non tutte le aziende del nostro paese si sono allineate a questi dogmi. Alcuni (alfieri della moderna corrente sopra citata) hanno, invece, continuato a lavorare a loro modo, avendo sempre cura di mantenere fede alle tradizioni locali fatte di grandi vitigni autoctoni (non tutti gli autoctoni sono grandi) e apportando solo quei cambiamenti, a volte sostanziali, che la scienza e la tecnica moderne mettevano a loro disposizione.

Questi pochi partigiani del vino italiano – a differenza di altri (e ci permetterete di non citarli) che li hanno guardati come retrogradi e nostalgici – hanno sempre avuto le nostre più generose e limpide attenzioni; forse non hanno fatto scuola, ma hanno indicato una strada, un altro modo di intendere il vino in un momento nel quale cambiava il clima, cambiavano i consumatori, i loro gusti e le loro abitudini alimentari, cambiava il modo di comunicare e di relazionarsi, cambiava il modo di viaggiare e di conoscere.

Vino Toscana
Chianti Classico Collection 2020

Partigiani del vino, dunque, che hanno avuto il merito di cambiare senza dimenticare: cambiare i vecchi metodi industriali che avevano svilito il nostro vino negli anni Sessanta e Settanta restituendo la fragranza, la pulizia e la precisione del vino artigianale, che in quegli anni rappresentava l’eccezione e non la regola.

Ricordando, però, che i concetti industriale e artigianale nel mondo del vino non indicano categorie quantitative del lavoro, bensì solo categorie qualitative che possono essere adottate per aziende di piccole dimensioni, ma anche per grandi strutture produttive. Così come i legni utilizzati in enologia, che tanto appassionano i semplificatori, si badi che non si dividono in grandi e piccole dimensioni, ma in legni puliti e legni sporchi, di diversa efficienza e di diversa aromaticità; sta, poi, alla capacità tecnica del vinificatore scegliere e utilizzare al meglio questi diversi materiali.

Senza dimenticare che i vini, comunque li si vogliano produrre, antichi o moderni che siano, devono profumare e mai puzzare, devono essere limpidi e mai torbidi, devono saper vivere e non rantolare verso una morte repentina.

Tanto per capire che non si tratta di compiere una sola scelta tecnica, ma di impiegare un insieme di tecniche viticole ed enologiche che portino a un risultato valutato e ricercato coscientemente.

Dopo questo doveroso pistolotto, che ciascuno potrà liberamente approvare o respingere, possiamo tornare ai Chianti Classico che sono stati presentati nella recente Collection 2020 svoltasi alla stazione Leopolda di Firenze.

Non potendo assaggiare tutti i 480 vini presentati dalle 198 aziende aderenti, ci siamo concentrati sulla più recente tipologia, e anche la più prestigiosa, della Gran Selezione, che si presentava con 11 vini del 2017, 59 del 2016 e 31 del 2015, per un totale di 101 campioni degustati in due intense giornate.

Per prima cosa abbiamo notato che circa l’80% dei vini, indipendentemente dalle zone di origine e dalle dimensioni aziendali, erano prodotti con le sole uve di sangiovese; i loro colori erano mediamente rubino brillante, da piuttosto chiaro a moderatamente scuro, i profumi fragranti di frutta fresca, spezie leggere tendenti al dolce, scarsissime le note animali; al gusto prevalevano acidità moderate e mature con tannini vivaci ma garbati e ben integrati.

Una minoranza i vini prodotti con l’ausilio di vitigni complementari; autoctoni o internazionali conta poco, perché a volte quelli locali disturbavano più del merlot o del cabernet sauvignon.

Gli affinamenti sono stati svolti in botti piccole o grandi, senza quasi mai sopraffare profumi e aromi del grande sangiovese chiantigiano.

Di sicuro continuiamo a preferire l’annata 2015 rispetto alla 2016, che mostra certamente più consistenza e vigore ma non raggiunge l’eleganza e la classe della precedente.

Vini più appariscenti quelli del 2016, ma più raffinati e moderni i 2015.

Per quanto riguarda i Gran Selezione del 2017, visti i pochi campioni presentati sarà bene attendere il prossimo anno per dare un giudizio più ponderato. L’impressione sommaria e provvisoria ci fa pensare a una annata di stile moderno, giocata su maggiori fragranze e freschezze.

L’impressione generalizzata è che i Gran Selezione si stiano orientando verso i vini cru, quindi non una selezione di vini dell’azienda, ma una selezione dei vigneti aziendali, e questo ci riempie di gioia, memori delle parole veronelliane che indicavano la singola vigna come massima espressione qualitativa del vino.

Brunello di Montalcino: appassionata espressività

Con un salto cronologico vorremmo passare direttamente alla due giorni dell’Anteprima Brunello di Montalcino, che presentava l’attesissima annata 2015.

Diciamo subito che non siamo stati delusi per la qualità intrinseca del millesimo ma, soprattutto, siamo rimasti colpiti dal grande numero di vini di stile moderno, a volte modernissimo.

Più della metà dei 102 vini assaggiati complessivamente si mostrava di un rubino tenue, con frutti maturi ma fragranti, spezie saporite e vivaci, leggerissimi ricordi di cuoio e fiori secchi e una consistente e succosa acidità, ben sostenuta da una trama tannica fitta e ben tessuta.

Tutti vini di appassionata espressività.

Anteprima Brunello di Montalcino 2020

Dobbiamo ammettere, però, che anche l’altra metà dei vini non ha mostrato alcun grado di forzatura nei colori, nelle maturità, nei tratti aromatici e nelle tessiture tanniche.

Un’annata che certamente riporterà serenità in tutto il comune, ormai destinato a ruotare tutto attorno al successo del suo vino principale; e dopo un difficile anno, con evidenti contrazioni turistiche e commerciali, il 2015 sta riportando fiducia e speranzosi sorrisi in tutta la popolazione di Montalcino.

Tutto ciò per ricordarci che questo vino è stato chiamato Brunello e non Brunone, e che già nell’Ottocento si andava a ricercare quiete fragranza, finezza ed eleganza, non assurde gonfiature fuorvianti della natura di quei luoghi, con i vitigni e gli uomini che hanno abitato queste colline.

Nobile di Montepulciano: la necessaria ricerca di uno stile

Ci dispiace constatare, invece, che a Montepulciano queste tendenze siano ancora sconosciute o disattese; ancora si cerca di imitare i vini di Montalcino senza averne la possibilità più che la capacità. Ambiente, clima e suoli non riescono a esprimere una specifica personalità a questi vini ancora molto attratti dai sogni di consistenza, maturità e densità che evidentemente non gli sono propri. Eppure sia i Vino Nobile di Montepulciano del 2017 sia le Riserva del 2016, sebbene abbiano goduto del favorevole andamento climatico di questi due anni, non riescono a scrollarsi di dosso quella certa stanchezza espressiva fatta di accenti sempre troppo animali (Brett?) e di tannicità ostica e spigolosa.

Sarà colpa del sangiovese, che su queste terre ha difficoltà ad esprimere le sue migliori doti di fragranza ed eleganza? Può darsi, ma notiamo anche che le cose non migliorano neppure con l’impiego di altri vitigni, anche qui autoctoni o internazionali le cose cambiano poco.

E allora che fare? Ripensare al Vino Nobile di Montepulciano creandogli uno stile diverso, forse più agile e dinamico? Più pronto e immediato? Che agronomi ed enologi si diano da fare, provino, sperimentino altre vie. Ma è urgente.

Intendiamoci, anche a Montepulciano è possibile trovare una o due manciate di eccellenti vini, ma troppo pochi per riscattare l’intera Denominazione.

Non si offendano i bravi vignaioli di Montepulciano, perché il loro problema è lo stesso di quello dei bravi vignaioli del Roero. Anche loro lavorano con il nebbiolo e sono costantemente alla ricerca di un apparentamento con Barolo e Barbaresco; anche loro senza riuscirci. E anche a loro abbiamo, quindi, suggerito di cambiare strada, di ricercare altre vie, altri percorsi. Nell’interesse del loro lavoro che è ugualmente difficile e gravoso di quello dei vicini più fortunati, ma che non riceve gli stessi apprezzamenti della critica e le stesse gratificazioni del mercato.

Vernaccia di San Gimignano: impegno e passione per affermarsi

Vino Toscana anteprime 2020
Anteprima 2020 Vernaccia di San Gimignano

Per ultima prendiamo la tappa intermedia del nostro cammino toscano con la Vernaccia di San Gimignano, che presentava i suoi vini del 2019 e le Riserva o Selezione del 2018, ma anche alcuni vini del 2017 e oltre.

Qui il problema è stato più di ordine organizzativo che altro, per via di una mancata separazione netta dei vini del 2019, alcuni dei quali appena entrati in bottiglia e altri, la maggior parte, ancora in vasca. Inutile, quindi, distrarci con vini non pronti per essere degustati; abbiamo, così, focalizzato la nostra attenzione su tutti i vini del 2018, Riserva o Selezione che fossero.

L’annata certamente favorevole e il lavoro che in questi anni hanno svolto i produttori di San Gimignano ci hanno portato dei vini di medio-buona qualità, con una migliore ed espressiva personalità.

Abbiamo lodato gli sforzi fatti in questi anni, perché sappiamo quanto sia difficile farsi apprezzare lavorando con vitigni neutri, mentre tutto il mondo ha preso a lavorare con quelli aromatici, più facili da produrre e più facili da vendere.

La nostra Vernaccia ha bisogno di creatività, tenacia e passione per uscire dall’anonimato a cui la vorrebbe costringere la genetica del vitigno. Una sorta di stoicismo che va incoraggiato e premiato da parte di tutti.

Ma abbiamo fiducia nello sviluppo di San Gimignano e vedrete che anche qui i grandi vini arriveranno.

Per ora è tutto, il resto sarà sulla prossima Guida Oro I Vini di Veronelli, edizione 2021.


Gigi_Brozzoni

Gigi Brozzoni

nato e residente a Bergamo, dopo molteplici esperienze maturate nel campo teatrale e nella progettazione di arredi, nel 1986 incontra Luigi Veronelli. La passione per il vino lo spinge a costanti frequentazioni gastronomiche finché nel 1988 arriva al Seminario Permanente Luigi Veronelli di cui assume la direzione nel 1989. Vi rimarrà per 25 anni fino al pensionamento nel 2013.
Ha diretto la rivista «Il Consenso» è stato animatore di convegni tecnico-scientifici in ambito viticolo ed enologico e ideatore e conduttore di corsi di analisi sensoriale per professionisti e appassionati. Negli anni Novanta ha curato la redazione dei Cataloghi Veronelli dei Vini Doc e Docg. e dei Vini da Favola. È autore del libro Professione Sommelier che fu adottato come primo manuale sul vino per le scuole alberghiere italiane. Per l’Associazione Le Città del Vino ha curato numerose edizioni de Le Selezioni di Eccellenza dei vini italiani.