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L’ASSAGGIO: Cinque Terre Sciacchetrà 2017

Azienda agricola Possa di Samuele Heydi Bonanini

di Marco Magnoli*

Un paio di decenni or sono, Luigi Veronelli indicava come ormai indifferibile, «dopo anni di inquietanti analisi organolettiche», l’esigenza di raccontare il vino in modo diverso. Aveva ragione allora e, con ogni probabilità, avrebbe ragione ancora oggi.

Raccogliamo, dunque, le sue suggestioni rivolgendo di nuovo L’Assaggio, più che alle caratteristiche tecnico-organolettiche, agli elementi umani, o meglio «umanistici » e, quindi, ai presupposti culturali e simbolici che del vino sono sostanziale fondamento.

Esperienza enoica e metafisica

«Il mezzo, qualsiasi mezzo, che non abbia l’assistenza fisica e intellettuale del singolo uomo […] porta a degrado, se non a degrado, ad una omologazione in qualche modo dannosa. […] Il contadino e l’artigiano mettono certo in conto il profitto, […] ma ci aggiungono sempre, per ragioni storiche e culturali, […] una volontà del ben eseguito e del coinvolgimento appunto sentimentale”. Questa affermazione veronelliana ci sembra strettamente connessa ad un’altra sua convinzione, che riteneva essere

«il vino, dopo l’uomo, il personaggio più capace di raccontare storie, di lanciare messaggi vasti e antichi, di presentarsi con i suoi documenti di identità completi ».

Il vino, infatti, non è un semplice alimento o bevanda, ma si carica di riti, gesti, significati, valori etici ed estetici che trae direttamente dalla terra, ossia da una specifica localizzazione, da un preciso elemento di concretezza, dall’humus di un definito contesto ambientale dal quale necessariamente sgorgano individuali diversità e distinzioni, ovvero unicità.

«Il vino è il canto della terra verso il cielo» ripeteva spesso Veronelli; una massima che, al di là dell’immagine lirica, richiama il viscerale rapporto tra uomo e terra, perché forse la spontanea genuinità dell’esperienza enoica sta proprio nel fatto che, aggrappandosi alla concretezza fisica, materiale della terra, leggendone e interpretandone i messaggi attraverso il vino, l’uomo trova l’ennesima via per sfogare la sua ansia di superare gli umani limiti, per saggiare la sua brama di illimitato, di infinito, di «metafisica». Il vino – condensato di terra e umanità – riesce, insomma, a riunire due anime, finita e infinita, le trasfonde l’una nell’altra alimentando un bisogno di sublimazione radicalmente «umano», forse in definitiva davvero «troppo umano» per non trovare un seppur effimero appagamento nell’orgia di ebbrezza, dei sensi e della ragione, che il vino sa concedere con pienezza grazie alla sua capacità di esprimere sintesi culturali e al contempo sbrigliare emozioni e turbamenti.

Ha senso, allora, che uno dei dieci Sole attribuiti dalla Guida Veronelli 2020 (Sole che, personalmente, ritengo uno dei più veronelliani tra quelli assegnati negli ultimi anni) sia stato tributato all’azienda Possa di Samuele Heydi Bonanini e al suo Cinque Terre Sciacchetrà 2017, concentrato di essenziale umanità così come l’abbiamo appena evocata.

La fragilità preziosa delle Cinque terre
Assaggio Vino Cinque Terre

Heydi Bonanini è un contadino nel significato più pieno e, ancor più, un autentico artigiano del vino. Il suo legame con le Cinque Terre, territorio fragile, complesso, costantemente minacciato ma struggente e superbo, esprime in modo compiuto quella «volontà del ben eseguito e del coinvolgimento appunto sentimentale» di cui parlava Veronelli. Tali sono la cura e l’attenzione per vigne così difficili; la fatica e l’abnegazione nel tutelare le lunghe teorie di muri a secco, preservando la cultura di un’arte antica, raffinata e indispensabile; la passione nel ricercare, tra tradizione e nuove interpretazioni, il modo più autentico di raccogliere nel vino lo spirito di queste terre, cogliendo i giusti tempi in vigna, immaginando personali tecniche di cantina, scegliendo anche di tornare all’arcaicità, al terragno calore delle anfore quando le essenze dei legni non restituiscono più le sfumature volute; l’approccio, infine, squisitamente etico e sociale alla vita.

Dialettici scambi e assurde pendenze

Di questo Sciacchetrà non vi diremo, quindi, dei dialettici scambi tra le dolcezze sontuose e le frizzanti sfumature marine, né del fascino straordinario di un caleidoscopio di umori e profumi, di aromi e sensazioni tattili. Vagheggeremo, piuttosto, le assurde pendenze dei vigneti irti e rocciosi, che a stento si reggono sulla costa per bagnarsi i piedi nelle spumose acque del mar di Liguria, accomodandosi per ammirare il loro verde riverbero tra le onde azzurre e gustare un sorso di rasserenante nostalgia.

Perché se anche il vino può trarre ispirazione e nutrimento dal mare, è sempre sulla terra che torna a poggiare i propri sogni per innalzarli, poi, alti verso il cielo.


L’assaggio vino cinque terre

MARCO MAGNOLI

deve alla tradizione familiare la passione per i vini di qualità e a Luigi Veronelli, incontrato nel 2001, l’incoraggiamento a occuparsi di critica enologica. Dal 2003 è collaboratore del Seminario Permanente Luigi Veronelli. È tra i curatori della Guida Oro I Vini di Veronelli.