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Curiosità dalla storia

di Pietro Stara

Lecca Lecca
AlbertoCapatti ci conduce, con cadenza quindicinale, in un itinerario gastronomico a ritmo jazz, svolto rigorosamente in punta di lingua. Cominci a leccarsi i baffi, chi li ha; gli altri possono passare direttamente al lecca lecca.

Una chiacchierata del 1564 sopra il vino

Con un espediente letterario tanto diffuso quanto noto all’epoca, Bartolomeo Taegio discute con il suo amico Giovan Paolo Barza, in occasione della vendemmia presso la propria villa di Robecco (comune lombardo nell’attuale provincia di Milano) dei terreni adatti alla vite, della coltivazione delle uve, della loro vinificazione, delle specie dei vini e dei loro veri o presunti effetti benefici o dannosi.

Lo sfondo letterario di questo dialogo immaginifico, tratto da L’humore dialogo (1564)1, è dato da alcuni grandi autori dell’antichità: Virgilio e Orazio in primis; dunque Plinio, Columella, Cornelio Celso, Dioscoride, Palladio, Galeno per giungere, all’agronomo bolognese Pier de Crescenzi (1233-1320) autore dell’Opus ruralium commodorum (Liber cultus ruris) che viene composto tra il 1304 e il 1309 ed è considerato il più importante trattato di agronomia medioevale.

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Jan Vermeer Bicchiere di vino 1658

Valutare un vino, nel Rinascimento

Sono cinque le cose che devono essere valutate in un vino: l’odore, il colore, il sapore, l’età e la sostanza.
Alcuni vini sono odoriferi perché il loro licore è «leggero, temperato, sottile, digesto (digeribile), mondato d’ogni bruttura, e genera lodevole e chiaro sangue». Altri, al contrario, non hanno alcun odore e in virtù di questo dimostrano grossezza, gravità e cattivo nutrimento.

Infine, i vini di orribile odore denotano gravità, nuocciono al cervello, percuotono la mente, offendono i nervi e generano pessimo sangue. I colori sono tre: bianco, nero e vermiglio, il quale, siccome gode delle forze mezzane degli altri due, è molto conveniente per i malinconici.

Come per i colori, i sapori principali, da quanto suggerisce Dioscoride, sono tre: dolce, austero e acerbo. Alcuni aggiungono il sapore aspero e l’insipido e altri ancora il soave e l’amabile.

Similmente le età dei vini sono tre: il vin nuovo è di appena un anno, il vino vecchio di quattro e quello mezzano di due.

Vino e poesia

E la sostanza dei vini, che possono essere sottili e acquosi o grossi e neri con tutte le variabili e le declinazioni intermedie, può giovare o meno al corpo sulla base delle complessioni e degli umori individuali, dell’età anagrafica e delle stagioni dell’anno in cui sono bevuti seguendo le antiche prescrizioni terapeutiche del medico Galeno (Pergamo, 129 – Roma, 201 circa).

E dopo una rassegna dei migliori vini in circolazione dall’antichità al suo tempo, Bartolomeo Taegio conclude con l’elogio di Bacco e le sue capacità di liberare l’uomo dai travagli e dai noiosi pensieri: «Per l’eccellenza di questa sorte di vino, credo che gli antichi chiamassero Bacco Libero, perché egli libera l’uomo da travagli e da noiosi pensieri. E per questo è verisimile ancora che l’antico Cratino (poeta e commediografo greco del V secolo a.C.) si movesse a dire che i versi dettati da coloro che bevono acqua non possono piacere, né viver longamente».

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Incisione medievale La mescita del vino

1 L’humore dialogo in Milano, appresso Gio. Antonio degli Antonii 1564.


Pietro Stara

PIETRO STARA

Pietro Stara dimora e lavora a Genova. Ha collaborato lungamente con il blog Intravino e ne ha uno proprio: vinoestoria. Ha scritto un libro di storia del vino, Il discorso del vino: origine, identità e qualità come problemi storico-sociali per i tipi della Zero in Condotta di Milano e ha collaborato con alcune riviste cartacee: «SpiritodiVino», «Millevigne», «Pietre Colorate».

Insegna Antropologia nel Master di Wine Culture e Communication presso l’Università di Scienze Gastronomiche di Pollenzo (Bra).