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L’Approfondimento di Gigi Brozzoni

Senza voler sembrare vanitosi o spocchiosi, siamo sicuri di essere stati tra i primi critici enologici a dare al lessico del vino una svolta tecnica e stilistica che ha fornito ai consumatori e agli appassionati una nuova chiave di lettura del vino, più descrittiva e didascalica e meno tecnicistica ed ermetica.  

Da una decina d’anni, o forse anche più, è in corso una trasformazione del linguaggio del vino che potremmo definire di accanimento verbale, dal quale nessuno può dirsi immune (quindi ci siamo dentro anche noi). Nel tentativo di ampliare gli elementi di riconoscimento organolettico, di allacciare rapporti con diverse esperienze artistiche, letterarie, geometriche e planetarie, si è dato vita ad una scrittura autoreferenziale, ampollosa quando non barocca. Spesso si ha l’impressione che non ci si accontenti di fare informazione, ma si tenda all’enciclopedico; ne consegue sovente di scadere, seppur involontariamente, nella caricatura, fino a rasentare i picchi di comicità che si creano anche nei più torbidi psicodrammi.

Diverse volte ci siamo trovati nella necessità di discutere questi argomenti con amici e collaboratori, ma anche con appassionati e lettori, avvertendo in tutti un certo disagio, una certa disapprovazione della china intrapresa dalla critica enologica; mettere mano a questi argomenti, però, è molto difficile e se ne parla ancora troppo poco, mentre, imperterriti, procedono i cantori dei vini verticali, minerali e naturali.

Nei giorni scorsi siamo stati a Cortina d’Ampezzo invitati da Alessandro Torcoli alla dodicesima edizione di Vinovip Cortina: una bella ed interessante manifestazione del vino che vuole aggregare le aziende vitivinicole di grande qualità attorno a temi tecnici e scientifici di forte attualità, oltre ad aprirsi al confronto con il pubblico che affolla le degustazioni d’alta quota che si svolgono al Rifugio Faloria. Perla di questa edizione è stata la presentazione del film André – The voice of Wine realizzato da Mark Tchelistcheff, nipote del mitico André Tchelistcheff che con il suo lavoro ha ridisegnato la geografia mondiale del vino di qualità. 

Quale occasione migliore per chiedere un parere sui temi del lessico vinicolo a qualche grande produttore? Incontriamo Ernesto Abbona, Marchesi di Barolo, al quale chiediamo come descrive il suo Barolo Cannubi ai clienti. Ecco cosa ci dice: «Noi abbiamo la fortuna di operare in un territorio conosciuto ed affermato, quindi il nostro interlocutore generalmente conosce la realtà e la storia della nostra cantina e dei nostri vini; poi noi ricordiamo che il vino ha una dimensione di piacere che si esprime soprattutto a tavola e quindi deve dare piacere ai cibi, ma anche alla convivialità delle persone. Condividere un vino vuol dire condividere la cultura di un territorio, di un vitigno, ma anche di una cucina. In sostanza puntiamo meno sulla degustazione e più sugli aspetti della convivialità».

Successivamente ci imbattiamo in Raffaele Boscaini della Masi Agricola al quale chiediamo quali argomenti, quali parole usa per spiegare un vino come l’Amarone della Valpolicella Campolungo di Torbe a un suo cliente. Ecco la sua risposta: «Generalmente lascio che sia il vino a parlare, l’assaggio è diretto ed è quello che deve dare maggiore emozione. Mi soffermo a descrivere le condizioni ambientali che portano alla produzione di quel vino e lascio che sia il cliente a trovare le parole per descrivere la sua emozione. Eventualmente tendo a dare pochissime e basilari indicazioni quali l’eleganza, l’assenza di aculei, quindi di acidità e tannicità eccessive, la rotondità e la morbidezza; in sostanza l’armonia di questi elementi. Qualche volta sottolineo la ciliegia matura, la cannella e la vaniglia, che ritengo essere i descrittori che meglio si attagliano al nostro Campolongo di Torbe, un linguaggio comprensibile a tanti. Quello che a volte noto in certe descrizioni organolettiche è la voglia di stupire e quindi di calcare un po’ la mano».

Sono solo due testimonianze che, naturalmente, non hanno la pretesa di essere rappresentative del mondo della produzione, ma sono segnali importanti che sarà bene tenere presente nel nostro lavoro.

Alla fine della giornata chiedo ad Alessandro Torcoli, editore e direttore di Civiltà del Bere, un po’ provocatoriamente, di farmi una descrizione organolettica di questa edizione di Vinovip Cortina e lui, senza nessun tentennamento, accetta la provocazione e con spontanea naturalezza ci risponde: «Sicuramente è un evento dall’aroma molto ampio, ricco di stimoli di varia natura, sia culturale sia scientifica e anche umana; che è l’aspetto che mi preme di più: unire le persone, far conoscere le storie. È un evento che va molto in profondità nella terra, nel quale si sente questa trasformazione del nostro lavoro, della nostra fatica quotidiana in momenti di comunicazione intensa. Questa mia manifestazione ha, quindi, un profumo molto intenso e ne sono orgoglioso; dura poco e dunque è come un assaggio che ci emoziona, che ci lascia un ricordo che ci portiamo dietro. È un’esperienza che ha una complessità non comune perché unisce anime diverse: anime commerciali, anime tecniche, anime più poetiche e sensibili. E quello che mi emoziona sempre è che le facciamo convivere in un clima molto armonioso, un aspetto che ritengo fondamentale perché non mi piacciono gli steccati, non mi piacciono le prese di posizione ideologiche. Non disprezzo l’idea e nemmeno l’ideologia, se queste sono aperte al confronto con altri e, poi, ciascuno di noi continua la propria strada ma arricchito. Questo è l’obiettivo di un evento come Vinovip».

Ci pare ce ne sia abbastanza per meditare, tutti quanti, su ciò che abbiamo fatto in passato e su quello che dovremo fare in futuro per il vino italiano. Un po’ di più a favore del vino italiano e un po’ di meno a favore della nostra vanitas.


Gigi Brozzoni

Nel 1988 arriva al Seminario Veronelli di cui è direttore fino al 2013. Negli anni Novanta ha curato la redazione dei Cataloghi Veronelli dei vini DOC e DOCG e dei Vini da Favola ; è, inoltre, autore del testo Professione Sommelier, edito dalla Casa Editrice Le Monnier di Firenze, primo manuale sul vino per le scuole alberghiere italiane. Dal 1997 è curatore della Guida Oro I Vini di Veronelli.