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Non vorremmo ripeterci né ripetere cose che tanti altri hanno già detto e scritto, ma ormai dobbiamo ribadire con insistenza che il Sangiovese, essendo uno dei vitigni più sensibili alle variabili ambientali e climatiche, è divenuto oggetto di numerosi studi di zonazione aziendale proprio per ribadire quanto gli aspetti naturali e culturali siano in grado di modificare, modellare e plasmare i vini che nascono da questo vitigno. E per questa volta ci asterremo dal sottolineare la sua grande capacità di fondersi con altri vitigni nazionali ed internazionali, celebri o sconosciuti che siano.

Ricordiamo, invece, che il Sangiovese è da sempre descritto come un vitigno-popolazione, tanto sono infinite le sue variabili; un vitigno che vanta, inoltre, il maggior numero di cloni omologati, 118 per l’esattezza, frutto delle ricerche dei diversi enti, istituti, università e vivaisti privati; e, come se non bastasse, è possibile coltivarlo nella maggior parte delle Regioni italiane, da nord a sud, isole comprese.

È, quindi, naturale che molte aziende e molti viticoltori si chiedano quali possano essere i caratteri distintivi del loro Sangiovese, oppure si pongano l’obiettivo di produrre il Sangiovese come l’hanno sempre desiderato e sognato. Diventa, dunque, indispensabile indagare, cercare, sperimentare suoli, esposizioni, cloni, portainnesti, sesti d’impianto, forme di allevamento, gestione agricola della pianta e del suolo, parametri di vendemmia, tecniche di vinificazione e di affinamento, materiali e metodi.

Inevitabile il ricordo delle tante battaglie intraprese da Luigi Veronelli negli anni Sessanta, quando lottava affinché i vignaioli, i suoi vignaioli, vinificassero separatamente i singoli cru piuttosto che produrre vini da assemblaggio. Sosteneva animatamente che la forza ed il valore del singolo cru vince anche sul migliore assemblaggio. Pochi allora lo seguirono (i più saggi, ci verrebbe da dire), ma oggi sono numerosi e fermamente convinti delle loro scelte.

Questa estate, nei nostri consueti assaggi per la redazione della Guida Oro I Vini di Veronelli 2020, ci siamo imbattuti in due degustazioni molto significative per i temi sopra esposti: due aziende toscane, una storica l’altra più recente, la prima nel Chianti Classico (l’unico vero Chianti), la seconda nella valle dell’Orcia, entrambe gestite da persone curiose e creative che hanno voluto studiare le loro terre, mettere in gioco i loro saperi e realizzare i loro sogni. 

Eccole: Ricasoli 1141 – Gaiole in Chianti, di Francesco Ricasoli e Podere Forte – Castiglione d’Orcia, di Pasquale Forte.

Il progetto Ricasoli-Raritas nasce inconsciamente nel 2005, ma fu spinto a divenire realtà dalla volontà e dalla caparbia curiosità di Francesco Ricasoli nel 2008, con la collaborazione del Consiglio per la Ricerca e Sperimentazione in Agricoltura. Tre sono stati i vigneti che si sono rivelati più reattivi al Sangiovese coltivato a Brolio, posti a poca distanza tra loro ma capaci di mostrare personalità distinte e di divenire degli autentici cru: CeniPrimo, Colledilà e Roncicone.

Il Castello di Brolio in un’antica fotografia

Vigna CeniPrimo
Il Suolo: il cru giace sulla grande vallata del fiume Arbia, nella parte più a sud della proprietà, su suoli originatisi da una terrazza fluviale nel periodo Pliocene-Pleistocene; sono depositi limosi con poco scheletro, con discreta presenza di argilla, poco calcarei e poveri di sostanza organica. 
Il vigneto: posto a 300 metri s.l.m. con esposizione a sud-ovest, ha una superficie di 6.35 ettari; è stato piantato nel 1998 con tre cloni di Sangiovese – VCR23, VCR5, R24 – su portainnesto 420A con densità di 5952 ceppi per ettaro allevati a cordone speronato.
Vendemmia e Vinificazione: le uve vengono selezionate e raccolte a mano, trasportate in cantina in bins da 200 Kg. Dopo la diraspatura sono trasferite per gravità in vasche di acciaio inox troncoconiche da 100 hl e inoculate con lieviti selezionati. La fermentazione si svolge a 24-27° C. con follature giornaliere e macerazione sulle bucce di 14-16 giorni. Il vino è affinato in tonneaux da 500 lt – 30% nuovi e 70% di secondo impiego – per 18 mesi.
Il Vino: Chianti Classico Gran Selezione CeniPrimo 2016. Il colore rosso rubino è intenso e solcato da leggeri riflessi granata; il profumo porta in primo piano i frutti rossi ben maturi e dolci che si fondono con spezie e tocchi balsamici per poi aprirsi su rintocchi floreali ed animali di grande espressività. Il gusto è imponente e preciso, punta diritto al frutto sostenuto da una folta tannicità rinfrescata dall’acidità ben equilibrata che riporta ciclicamente i gusti più intensi ed intimi di questo connubio tra l’eleganza del suolo e la forza del vitigno.

Vigna Colledilà
Il Suolo: le pendici del Monte Morello sono costituite dai disfacimenti fisici e climatici di Alberese dell’Eocene, ricco di pietre e scheletro con calcari marnosi e argilloscisti, da bianchi a grigio-giallastri, ricco di carbonato di calcio e argille, povero di sostanza organica.
Il vigneto: esposto a sud-est e posto a 390 metri s.l.m., ha una superficie di 7.62 ettari; è stato piantato nel 2002 con cloni di Sangiovese VCR23, VCR5 e diversi cloni di Brolio su portainnesto 110R con densità di 6600 ceppi per ettaro allevati a cordone speronato.
Vendemmia e Vinificazione: le uve vengono selezionate e raccolte a mano, trasportate in cantina in bins da 200 Kg. Dopo la diraspatura sono trasferite per gravità in vasche di acciaio inox troncoconiche da 100 hl e inoculate con lieviti selezionati. La fermentazione si svolge a 24-27° C. con follature giornaliere e macerazione sulle bucce di 14-16 giorni. Il vino è affinato in tonneaux da 500 lt – 30% nuovi e 70% di secondo impiego – per 18 mesi.
Il Vino: Chianti Classico Gran Selezione Colledilà 2016. Rosso rubino il suo colore, appena attraversato da bagliori granata; il profumo si dispiega a ventaglio portando in evidenza ogni sfumatura espressiva con grande equilibrio e misura per arrivare ad un gusto decisamente superbo e in perfetto accordo con la trama tannica fitta e serrata, che accentua i gusti e li sostiene per giungere ad un lungo finale nel quale l’eleganza si espande silenziosa ma inesorabile con tutto il carattere e la passione del luogo.

Vigna Roncicone
Il Suolo: i dolci declivi sono costituiti da depositi marini di origine Pliocenica con presenza di depositi sabbiosi e pietre levigate; in superficie emergono fossili marini e lignite, mentre in profondità vi è presenza di argilla e di sostanza organica.
Il vigneto: esposto a sud-est a 320 metri s.l.m., ha una superficie di 10.87 ettari; è stato piantato nel 1998 e 2000 con due cloni di Sangiovese – VCR23, VCR5 – su portainnesto 420A con densità di 6600 ceppi per ettaro allevati a cordone speronato.
Vendemmia e Vinificazione: le uve vengono selezionate e raccolte a mano, trasportate in cantina in bins da 200 Kg. Dopo la diraspatura sono trasferite per gravità in vasche di acciaio inox troncoconiche da 100 hl e inoculate con lieviti selezionati. La fermentazione si svolge a 24-27° C. con follature giornaliere e macerazione sulle bucce di 14-16 giorni. Il vino è affinato in tonneaux da 500 lt – 30% nuovi e 70% di secondo impiego – per 18 mesi.
Il Vino: Chianti Classico Gran Selezione Roncicone 2016. Il colore rosso rubino sfuma leggermente verso toni granata; il profumo parte largo e avvolgente sui toni più incisivi quali spezie piccantine, fiori appassiti e pellame, per poi concentrarsi su frutti dolci e maturi di notevole profondità. Al gusto mostra subito il suo carattere dirompente e appassionato, sostenuto da una folta tannicità e da una vivace acidità che insieme assicurano forza e persistenza senza trascurare l’eleganza che nel finale torna in primo piano.

Gigi Brozzoni

Nel 1988 arriva al Seminario Veronelli di cui è direttore fino al 2013. Negli anni Novanta ha curato la redazione dei Cataloghi Veronelli dei vini DOC e DOCG e dei Vini da Favola ; è, inoltre, co-autore del testo Professione Sommelier, edito dalla Casa Editrice Le Monnier di Firenze, primo manuale sul vino per le scuole alberghiere italiane. Dal 1997 è curatore della Guida Oro I Vini di Veronelli.